Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente il deputato Tiziana Maiolo, con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Roma (n. 12666/2000 R.G.N.R. - n. 20354/2000 R.G.G.I.P.).
I fatti all'origine della vicenda consistono innanzi tutto in un'intervista rilasciata dal dottor Mario Almerighi al Corriere della Sera e pubblicata su tale quotidiano il 19 ottobre 1998. Sui contenuti di tale intervista e sulle conseguenti reazioni politiche si è già riferito nel doc. IV-quater n. 148. Da esso, come si ricorderà, emerge come all'iniziativa giudiziaria dell'onorevole Maiolo, che aveva ritenuto di denunciare il dottor Almerighi per istigazione a delinquere, il magistrato aveva reagito con una denuncia per calunnia a carico del deputato in questione.
Nel corso del procedimento penale pendente per calunnia, tuttavia, era accaduto che il magistrato titolare dell'inchiesta, il dottor Paolo Giuseppe Vadalà, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, aveva ritenuto di inviare all'onorevole Maiolo l'invito a presentarsi, ai sensi dell'articolo 375 del codice di procedura penale, al numero di fax presso la Camera dei deputati, di cui come è noto, l'onorevole Maiolo è Segretario di Presidenza. Inoltre in tale avviso il magistrato aveva omesso di cancellare l'avvertenza che in mancanza della presentazione spontanea si sarebbe proceduto all'accompagnamento coattivo, misura coercitiva non applicabile al parlamentare in mancanza di specifica autorizzazione da parte della Camera di appartenenza.
Considerando tale iniziativa una palese violazione delle prerogative parlamentari, diversi componenti della Camera convocarono una conferenza stampa nella quale censurarono il provvedimento abnorme del magistrato. Nell'occasione l'onorevole Maiolo, nell'annunciare che non si sarebbe recata presso gli uffici giudiziari di Perugia pronunciò la seguente frase: «Mi piacerebbe andare al massacro, in Tribunale, per vedere fino a che punto arriva la spudoratezza dei magistrati». Per tale affermazione il dottor Vadalà ha sporto querela nei confronti del deputato.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 20 settembre 2000, ascoltando, com'è prasssi, l'onorevole Maiolo.
Dall'analisi dei fatti è emerso chiaramente come anche in questo caso le espressioni usate dal deputato si inseriscano in un contesto prettamente parlamentare. A tacere anche del fatto che alla conferenza stampa, nel corso della quale intervenne l'onorevole Maiolo, intervennero numerosi altri parlamentari rimane evidente che questa, con le parole, usate, intendeva sottolineare criticamente un comportamento del magistrato lesivo delle prerogative di deputato, e che pertanto intendeva non già offendere alcuno, ma difendere il libero esercizio della propria funzione. Ciò anche in ragione del fatto che già nel 1995, per un episodio analogo, in cui la stessa onorevole Maiolo e il deputato Sgarbi erano stati destinatari di simili comunicazioni, aveva preso posizione il Presidente della Camera e che il ministro della Giustizia, con una circolare diffusa negli uffici di procura della Repubblica, aveva richiamato al rispetto della disciplina, anche di rango costituzionale, vigente per i casi in cui inviti a comparire siano rivolti a membri del Parlamento.
Per il complesso delle ragioni sopra evidenziate la Giunta, all'unanimità, propone di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Carmelo CARRARA, Relatore.
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