Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente il deputato Tiziana MAIOLO, con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Perugia (n. 198/99 R.G.N.R. - n. 1546/99 R.G.G.I.P.).
I fatti all'origine della vicenda scaturiscono da un'intervista rilasciata dal dottor Mario Almerighi, magistrato in servizio presso gli uffici giudiziari di Roma, nella sua qualità di Presidente dell'Associazione nazionale magistrati. L'intervista fu rilasciata alla giornalista del Corriere della Sera Maria Antonietta Calabrò e fu pubblicata su tale testata il giorno 19 ottobre 1998.
Il dottor Almerighi nel corso dell'intervista, parlando della situazione politica generale - con particolare riferimento alla formazione del Governo D'Alema - e dei rapporti tra il potere giudiziario e l'autorità governativa, ebbe a sollecitare una preferenza per una nomina a Ministro della giustizia di un esponente politico le cui vedute fossero su tali argomenti vicine o comunque conciliabili con quelle dei magistrati associati che lui rappresentava. Tale preferenza tuttavia venne espressa con frasi particolarmente dure del tipo: «O confermano Flick, appoggiandolo politicamente perché possa varare le riforme che sono in cantiere. Oppure dovrebbero metterci qualcuno che sia disponibile al dialogo. (...) Ma se invece ci mettono qualche altro infiltrato del Polo nel Partito popolare (...) lo staff del Ministero è pronto a dimettersi».
Con tali affermazioni il giudice Almerighi indubbiamente esprimeva una posizione politica, in qualche misura volta a rappresentare pubblicamente le preoccupazioni e le istanze della magistratura associata, nella fase della formazione del nuovo Governo. Fatto questo che ha suscitato legittime reazioni da parte di alcuni esponenti politici, tra i quali l'onorevole Maiolo, la quale, nel pieno esercizio delle sue convinzioni politiche e dunque delle sue funzioni di parlamentare, ha ritenuto di sottolineare la presunta illiceità dell'esternazione del dottor Almerighi, denunciandolo per istigazione a delinquere di cui all'articolo 414 del codice penale. Il reato istigato, secondo l'onorevole Maiolo, sarebbe stato quello previsto e punito dall'articolo 287 del codice penale, vale a dire l'usurpazione di potere politico.
In seguito a tale denuncia sporta dall'onorevole Maiolo presso la Procura della Repubblica di Perugia, il dottor Almerighi presentò a carico della stessa una denuncia per calunnia, per effetto della quale l'onorevole Maiolo, persona sottoposta a indagini per il reato di cui all'articolo 368 del codice penale, ha investito della questione la Camera dei deputati.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 20 settembre 2000, ascoltando, com'è prassi, l'onorevole Maiolo.
Dall'esame dei fatti è emerso chiaramente che la denuncia dell'onorevole Maiolo nei confronti del dottor Almerighi, si inquadra in una cornice di polemica politica e di forte denuncia della parlamentare rispetto a una esternazione assolutamente impropria da parte del presidente dell'Associazione nazionale magistrati, il dottor Almerighi. Del resto, il ruolo della magistratura come potere terzo, l'attività di alcune procure italiane nel corso degli anni '90, la personalità e le esternazioni di taluni magistrati della Repubblica, sono tutti elementi che assai frequentemente sono venuti alla ribalta politico-parlamentare in questa e nelle precedenti due legislature ed hanno costituito materia di un confronto, anche aspro, tra le diverse componenti del Parlamento e tra queste e settori della magistratura.
Non si può pertanto negare che l'onorevole Maiolo ha agito in un ambito del tutto compreso nella sua attività di deputato. Tanto più che la vicenda è iniziata proprio con il rilascio dell'intervista del dottor Almerighi, le cui affermazioni, da un lato, investivano la scelta del ministro della giustizia da parte del Presidente del Consiglio incaricato - attribuzione spettante a quest'ultimo per espressa disposizione costituzionale - e dunque oggettivamente risultavano come un condizionamento di quella scelta; e dall'altro pertenevano a un ambito prettamente parlamentare, giacché la formazione del Governo della Repubblica è materia di stretto interesse delle Camere in vista del voto di fiducia, in mancanza del quale l'esecutivo non è pienamente legittimato.
Per il complesso delle ragioni sopra evidenziate la Giunta, all'unanimità, propone di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Carmelo CARRARA, Relatore.
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