Doc. IV-quater, n. 130





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Vittorio SGARBI con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Milano (n. 12039/97 R.G.A.C.).
L'atto di citazione si riferisce ad alcune dichiarazioni rese dall'onorevole Sgarbi e pubblicate sui quotidiani Il Giornale del 15 e del 19 luglio 1994 e L'Avvenire offensive della reputazione dei magistrati Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo e Francesco Greco, sostituti Procuratori della Repubblica presso il Tribunale di Milano e componenti del cosiddetto «pool Mani Pulite».
Queste le frasi asseritamente diffamatorie, come risultano dall'atto di citazione:
articolo su Il Giornale del 15 luglio 1994: «Di Pietro, Colombo, Davigo e gli altri sono degli assassini che hanno fatto morire della gente ed è giusto quindi che se ne vadano. Nessuno li rimpiangerà. Vadano anzi in chiesa a pregare per tutta quella gente che hanno fatto morire. Moroni, Gardini, Cicogna: hanno tutte queste croci sulla coscienza»;
articolo su L'Avvenire del 16 luglio 1994 e su Il Giornale del 19 luglio 1994: «Sono degli assassini». «Vanno processati e arrestati. Sono un'associazione a delinquere con libertà di uccidere».

Le frasi in questione sono sostanzialmente analoghe se non identiche a quelle che formano l'oggetto di un procedimento penale pendente nei confronti dell'onorevole Sgarbi presso il Tribunale di Brescia (n. 50/99 R.G. Trib.). L'atto di citazione si riferisce tuttavia alla pubblicazione delle suddette frasi su due giornali diversi da quelli che sono citati nel capo di imputazione del procedimento penale. Deve pertanto ritenersi che, almeno formalmente, si tratti di un fatto diverso.
Con riferimento alle suddette frasi, oggetto del procedimento penale sopra richiamato, la Camera, respingendo la proposta della Giunta (doc. IV-quater n. 98), si è già pronunciata, nella seduta del 19 gennaio 2000, nel senso della sindacabilità.

Ritornando al caso oggi in esame, la Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 29 marzo 2000.
Non occorrono molte parole per argomentare la proposta della Giunta.
In sintesi, l'onorevole Sgarbi ha attribuito ai suddetti magistrati:
a) di essere degli assassini e di avere precise responsabilità nel suicidio di alcuni indagati;
b) di essere un'associazione a delinquere.

Le dichiarazioni attribuite all'onorevole Sgarbi esulano in via assoluta dall'esercizio delle funzioni di membro del Parlamento, secondo i criteri sanciti dalle recenti sentenze della Corte costituzionale. Se anche è vero, infatti, che più volte, in Parlamento, si è parlato, genericamente, delle inchieste svolte dal Pool di Milano, non può certo ravvisarsi una sostanziale corrispondenza di contenuti tra il dibattito parlamentare e le dichiarazioni dell'onorevole Sgarbi, proprio per i contenuti e i toni delle medesime, che mai e in alcun modo avrebbero potuto trovare ingresso in un'aula parlamentare.
Esistono inoltre motivi evidenti di coerenza sostanziale rispetto alla sopra richiamata deliberazione dell'Assemblea.
Per questi motivi la Giunta, a maggioranza, ha deliberato di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento non concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Franco RAFFALDINI, Relatore.


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