Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Beppe PISANU, con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Roma (n. 16129/98 R.G.N.R. - n. 03177/99 R.G.G.I.P.) per il reato di concorso in diffamazione col mezzo della stampa aggravata.
Il reato, asseritamente commesso in concorso con la giornalista Rosa Lampugnani, sarebbe consistito nella pubblicazione di alcune dichiarazioni nell'ambito dell'articolo «Ci dà ragione», apparso su «L'Unità» del 23 febbraio 1998, offensive della reputazione del dottor Gherardo Colombo, Sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano e componente del cosiddetto pool Mani pulite. In particolare, le frasi che figurano nel capo di imputazione sono le seguenti: "Uno che legge la storia della Repubblica come una storia di ricatti è fuori di testa: dovrebbe essere prima portato in ospedale psichiatrico e poi davanti al CSM. L 'intervista è la spiegazione sofisticata di cui abbiamo avuto una rozza anticipazione con la vicenda di Di Pietro. È la storia eterna dell'apprendista stregone".
L'articolo in questione - del quale la Giunta ha preso conoscenza integrale - traeva spunto (ed era sostanzialmente una risposta) ad un'intervista rilasciata dal dottor Colombo al Corriere della Sera, in data 22 febbraio 1998, nella quale il medesimo aveva fatto riferimento ad una cosiddetta «società del ricatto», sostenendo, in particolare, che «la storia della nostra Repubblica è una storia di accordi sotto banco e patti occulti. L'Italia la si può raccontare a partire da una parola... (...) ricatto». Nel corso dell'intervista il dottor Colombo si era inoltre soffermato, tra l'altro, sempre sulla base di tale premessa, sui temi delle riforme discusse dalla Commissione bicamerale, sulla magistratura e sulle inchieste del pool Mani pulite, assumendo in particolare toni molto critici rispetto alle intese che all'epoca stavano maturando nell'ambito della suddetta Commissione.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta dell'8 marzo 2000, ascoltando, com'è prassi, il deputato Pisanu.
L'opinione largamente prevalente nell'ambito della Giunta è stata nel senso che le frasi proferite dall'onorevole Pisanu costituiscono, con chiara evidenza, un giudizio ed una critica di natura sostanzialmente politica su fatti e circostanze che all'epoca erano al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica nonché del dibattito politico-parlamentare. È apparsa, inoltre evidente la connessione e anzi l'identificabilità delle frasi riportate nel dispaccio di agenzia con l'attività parlamentare in quanto esse erano state pronunciate o comunque diffuse dal Presidente di un gruppo parlamentare a commento di alcune affermazioni di un noto magistrato che, per il loro contenuto, per il contesto nel quale erano espresse e per l'eco che avevano ricevuto, dovevano essere ritenute oggettivamente di natura politica.
È inoltre fatto notorio che apprezzamenti critici nei confronti dell'attività del cosiddetto «pool Mani pulite» e in particolare delle esternazioni «politiche» di alcuni dei suoi componenti, sono stati spesso espressi, sia all'interno sia all'esterno del Parlamento da tutti gli esponenti del gruppo di Forza Italia ed in particolare dall'onorevole Pisanu.
Per questi motivi la Giunta ha deliberato, a larga maggioranza, di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Rolando FONTAN, Relatore
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