Doc. IV-quater, n. 111





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente l'onorevole Costantino Belluscio, deputato all'epoca dei fatti, con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Roma - I sezione civile a seguito di atto di citazione sottoscritto dal dottor Salvatore Senese, all'epoca dei fatti magistrato e oggi senatore della Repubblica.

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L'atto di citazione si riferisce alla pubblicazione, tra l'agosto e il novembre 1982, sul periodico «Ordine Pubblico» diretto dall'onorevole Costantino Belluscio, di tre articoli a firma del medesimo, con i sottotitoli «Prima compagni e poi giudici», «Polizia? No, Grazie», «Ma quale giustizia?».
Sempre secondo l'atto di citazione tali articoli consistevano «in un "collage" di frammenti di scritti di numerosi esponenti della corrente "magistratura democratica", in alcuni casi gravemente manipolati nel testo, ed in ogni caso arbitrariamente estrapolati e ribaltati nel senso. (...) diretti a screditare i magistrati di quella corrente». In particolare l'atto di citazione fa riferimento ad uno scritto del senatore Senese contenuto nel volume Crisi istituzionale e rinnovamento della giustizia (ed. Feltrinelli), dal quale era stato estrapolato, tra gli altri - asseritamente in modo inesatto e distorcendo il pensiero dell'autore -, il seguente passo «il nostro disprezzo per le istituzioni è ormai entrato in molte coscienze democratiche», laddove l'aggettivo nostro non figurava nel testo originale. Tale non corretta riproduzione, sempre ad avviso dell'attore, snaturava profondamente il suo pensiero, finendo, nel prosieguo dell'articolo, per farlo coincidere con quello esposto nei comunicati delle Brigate rosse.
Dallo stesso atto di citazione risulta che il senatore Senese inviò all'onorevole Belluscio raccomandata di rettifica, pubblicata nel numero successivo della rivista «Ordine Pubblico» nella quale si dava atto «doverosamente che quel nostro è stato aggiunto arbitrariamente», tuttavia chiosando ulteriormente la lettera in modo tale da sminuire, sempre ad avviso dell'attore, il contenuto della rettifica.
Il senatore Senese si duole inoltre del fatto che, dopo la lettera di rettifica, i suddetti articoli, non corretti, siano stati successivamente pubblicati sul quotidiano L'Umanità e sul periodico Ragionamenti e che passi dei medesimi siano stati successivamente raccolti in altre pubblicazioni.
Le varie pubblicazioni sopra ricordate hanno dato luogo, sempre su querela del senatore Senese, ad una serie di procedimenti penali, uno dei quali nei confronti dell'onorevole Belluscio. Tale procedimento - sempre da quanto risulta dall'atto di citazione - si è concluso con una pronuncia di Cassazione che ha dichiarato il reato estinto per prescrizione. La motivazione della sentenza della Cassazione e le pubblicazioni successive giustificano, tuttavia, ad avviso dell'attore, la mancata prescrizione in sede civile della sua pretesa risarcitoria.
Va ricordato, per completezza che, nell'ambito del procedimento penale a suo tempo iniziato nei confronti dell'onorevole Belluscio fu richiesta, così come allora previsto dall'ordinamento, autorizzazione a procedere alla Camera, cui allora il medesimo apparteneva. L'Assemblea, su conforme proposta della Giunta con deliberazione del 25 marzo 1987, decise di negarla, rilevandosi nella relazione per l'Assemblea che i fatti costituivano «una proiezione esterna dell'esercizio del mandato parlamentare». La Giunta per le autorizzazioni dell'epoca, relatore l'on. Testa, affermò inoltre testualmente che «le critiche rivolte dall'onorevole Belluscio ad un magistrato non riguardano le sue funzioni o il suo operato giurisdizionale bensì un indirizzo politico di parte della magistratura, all'interno del quale il dott. Senese è notoriamente impegnato quale esponente di magistratura democratica. In tali circostanze le polemiche risultano dunque pienamente ammissibili, non potendosi sottrarre nessuno alle regole dello scontro politico, per quanto acceso possa dimostrarsi».

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La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 9 febbraio 2000, ascoltando, com'è prassi, l'onorevole Belluscio.

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Nel suo intervento l'onorevole Belluscio ha ricordato che il caso da cui avevano preso spunto i suoi articoli deve farsi risalire all'arresto dei poliziotti che avevano effettuato la liberazione del generale americano Dozier. Com'è noto la vicenda destò molta impressione nell'opinione pubblica e determinò un forte malcontento tra gli appartenenti alle forze di polizia. Molti giornali sottolinearono che i magistrati che avevano ordinato le misure restrittive appartenevano a «Magistratura democratica».
Sull'onda della crescente mobilitazione critica che si sviluppò da più parti a fronte dell'azione dei suddetti magistrati, le assemblee dei due gruppi parlamentari di Camera e Senato del PSDI diedero incarico all'onorevole Belluscio - come ha riferito il medesimo - di organizzare alcune manifestazioni di parlamentari davanti al carcere di Peschiera, ove erano ristretti i poliziotti; manifestazioni durante le quali alcuni parlamentari di tale gruppo si fecero anche incatenare alle inferriate esterne del carcere. L'onorevole Belluscio presentò inoltre un'interrogazione parlamentare (n. 3-06435, in A. C., VIII legislatura, Resoconto stenografico della seduta antimeridiana del 6 luglio 1982, 49,293) nella quale si criticava l'emissione di mandati di cattura nei confronti dei poliziotti. In tale interrogazione l'onorevole Belluscio chiedeva, tra l'altro, di conoscere «in che modo il Governo si propone di contenere l'azione di noti magistrati politicizzati, la cui azione contrasta con i princìpi costituzionali e determina legittimi dubbi nella certezza del diritto». Nella replica alla risposta del rappresentante del Governo a tale interrogazione l'onorevole Belluscio ebbe ancora a soffermarsi sulle «idee politiche» e sulle «convinzioni filosofiche» dei magistrati associati a Magistratura democratica, e agli atti congressuali che ne contenevano l'esposizione.
Sempre nel quadro delle suddette manifestazioni l'onorevole Belluscio fu altresì incaricato dai gruppi parlamentari di acquisire elementi per effettuare un'inchiesta giornalistica sulle tesi di tale associazione e sul loro rapporto con il corretto esercizio della funzione giudiziaria. Sulla base di tale incarico l'onorevole Belluscio pubblicò gli articoli cui si è fatto sopra riferimento.
Circa il complesso dei fatti esposti dall'attore nell'atto di citazione, l'onorevole Belluscio ha precisato che egli ha espressamente pubblicato con abbondante risalto e in versione integrale tutte le precisazioni e le rettifiche via via trasmesse dal senatore Senese. L'onorevole Belluscio ha inoltre rilevato che su 53 magistrati dei cui interventi erano stati riportati ampi stralci negli articoli sopra richiamati è stato solo il senatore Senese a ritenersi diffamato.

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La Giunta ha ritenuto di ravvisare un pregnante collegamento tra le opinioni espresse dall'onorevole Belluscio negli articoli in questione e la sua attività parlamentare. Tale attività si è esplicitata sia attraverso la presentazione dell'interrogazione, sia attraverso un intervento in Aula e sia, infine, attraverso una serie di ulteriori iniziative politiche, da farsi risalire comunque all'attività del gruppo parlamentare in quanto tale. Gli elementi sopra ricordati hanno condotto a ritenere che vi sia una sostanziale identificabilità del contenuto degli articoli con l'attività parlamentare dell'onorevole Belluscio. In questo senso vanno pienamente confermate le motivazioni che indussero la Camera a suo tempo a negare l'autorizzazione a procedere e ad esse va altresì aggiunto che nel caso di specie sussistono gli estremi perché si ravvisino i presupposti dell'insindacabilità.

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Per il complesso dei motivi sopra riportati la Giunta, all'unanimità, ha deliberato di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Filippo BERSELLI, Relatore.


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