Onorevoli Colleghi! - Con atto di citazione del 21 luglio 1998 l'onorevole Marco Pannella, in proprio e quale legale rappresentante dell'Associazione politica nazionale «Lista Marco Pannella» chiedeva al Tribunale di Milano la condanna dell'onorevole Maurizio Balocchi al pagamento in suo favore di una somma non inferiore a lire 100 milioni a titolo di risarcimento del danno.
A sostegno della domanda l'attore esponeva che il quotidiano «La Padania», nella edizione dell'11 giugno 1998, in un articolo a firma del giornalista Marco Civra dal titolo: «Di Pietro beccato col malloppo», aveva pubblicato le seguenti dichiarazioni attribuite all'onorevole Balocchi: «interpretazioni estensive della legge 297 'finiscono col premiare il qualunquismo e l'arrivismo politico dei singoli candidati, a partire da personaggi come Pannella, Di Pietro e Volcic, che con la mano sinistra predicano di bipolarismo, di trasparenza e di partitocrazia, votando contro qualsiasi forma di finanziamento pubblico, e con la mano destra, senza alcuno scrupolo di coerenza, incassano la loro parte'». Il giornalista proseguiva scrivendo: «Marco Pannella, compresi i contributi relativi a Radio Radicale, porta a casa ogni anno poco meno di 25 miliardi. Quasi il triplo di quanto spetta al Ppi, più del doppio di Rifondazione e Lega nord e persino più di AN. Ciononostante, il sindacato dei giornalisti è dovuto intervenire ancora una volta per richiamarlo all'obbligo di versare i contributi per i dipendenti dell'emittente».
Instaurato il contraddittorio, l'onorevole Balocchi investiva della vicenda la Camera dei deputati, assumendo che nel caso di specie ricorrerebbe una ipotesi di irresponsabilità parlamentare, giacché applicabili al caso in esame i princìpi di cui all'articolo 68 della Costituzione.
Dopo approfondito esame ed ampia discussione la Giunta, con voto unanime, decideva di proporre all'Assemblea la deliberazione di insindacabilità delle espressioni riferite all'onorevole Balocchi.
Il caso sottoposto all'esame della Camera non appare dei più complessi.
Ed infatti non appare revocabile indubbio che i fatti dedotti in giudizio ed, in particolare, le espressioni denunciate si siano concretizzati in un contesto politico, direttamente riferibile alla funzione parlamentare.
Tanto si afferma in considerazione del fatto che l'onorevole Balocchi, quale tesoriere di un partito politico rappresentato in Parlamento, ebbe a commentare per il quotidiano «La Padania» il riparto dei fondi pubblici destinati ai movimenti politici. Insomma il parlamentare, ancorché extra moenia, ha espresso opinioni politiche per vicende parlamentari, giacché vicende parlamentari appaiono, inoppugnabilmente, quelle che si sostanziano nel riparto e nella erogazione dei contributi pubblici ai partiti.
Non solo le forme verbali utilizzate dall'onorevole Balocchi per esprimere le sue critiche e le sue censure non appaiono dileggiose, villane o gratuitamente insultanti. Il parlamentare richiama semplicemente fatti, circostanze ed accadimenti, dai quali ritiene di poter dedurre, conclusivamente, giudizi severi, ma pur sempre di natura politica nei confronti, tra gli altri, dell'onorevole Pannella. In tale quadro vanno inserite espressioni come «qualunquismo ed arrivismo», proprie del linguaggio politico, in relazione alle quali non rileva alcunché la denuncia di falsità dei fatti attribuiti al Pannella e richiamati dall'onorevole Balocchi, vertendosi, a tacer d'altro, in ipotesi di fatti di certo non infamanti dei quali, a pieno diritto, poteva il parlamentare occuparsi.
Per tali ragioni, sinteticamente esposte, la Giunta propone di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Francesco BONITO, Relatore.
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