Doc. IV-quater, n. 93





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Maurizio GASPARRI con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma (n. 16809/98 R.G.N.R.).
Il procedimento riguarda l'ipotesi di reato di diffamazione col mezzo della stampa, asseritamente realizzatasi attraverso un comunicato stampa inviato all'Agenzia ANSA di Roma il 13 ottobre 1998 e poi pubblicato sui vari quotidiani nazionali nel quale erano contenuti alcuni apprezzamenti critici rivolti all'onorevole Gasparri nei confronti della Benetton Group S.p.A., dei quali si è doluta in sede penale la suddetta società e per essa il suo amministratore delegato e legale rappresentante dottor Carlo Galiardi.
In particolare, a commento di un articolo apparso il 12 ottobre 1998 sul quotidiano «Il Corriere della Sera» con il titolo «Abiti Benetton cuciti in Turchia da bimbi», in cui veniva riportata la notizia secondo cui un sindacalista turco avrebbe denunciato lo sfruttamento di lavoro minorile da parte di uno stabilimento della società turca «Bermuda Gym San. Tic. Ltd. Sti.», produttrice anche di capi di abbigliamento con marchio «Benetton», l'onorevole Gasparri ebbe a proferire le seguenti affermazioni, come risultano dal capo di imputazione formulato dalla procura della Repubblica: «È necessario capire se le merci prodotte in Turchia grazie al vergognoso sfruttamento dei bambini siano state introdotte anche in Italia dove si sono moltiplicati i negozi Benetton che smerciano prodotti di pessima qualità... Se la sinistra inventò i comitati BB per tentare un fallimentare boicottaggio al gruppo Berlusconi, sarà forse ora il tempo che i cittadini organizzino altri comitati BB per boicottare Benetton che sfrutta i bambini in giro per il mondo e in Italia si atteggia a buonista. Ma Benetton essendo un imprenditore gradito all'Ulivo può fare tutto e il contrario di tutto... Benetton è uno dei protagonisti più negativi della storia economica italiana del dopoguerra, sfruttatore di tutte le disgrazie dell'umanità e adesso anche dei bambini del terzo mondo. Gli organi di vigilanza italiani devono controllare tutte le sue aziende e tutti coloro che lavorano con lui poiché lo sfruttamento probabilmente non si è limitato alla Turchia».

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La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 27 ottobre 1999, ascoltando, com'è prassi, l'onorevole Gasparri.

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La Giunta ha avuto modo di rilevare che le dichiarazioni dell'onorevole Gasparri si inserivano in un'ampia polemica politico-giornalistica che aveva avuto ampio eco in Parlamento. Nel periodo in cui apparve l'articolo del Corriere della Sera sopra citato oltre a registrarsi numerosi interventi di esponenti politici sulla stampa e in televisione, furono presentate anche numerose interrogazioni parlamentari sul tema. Tra esse vanno citate l'interrogazione n. 4-18003, presenta dal deputato Bonato, appartenente al Gruppo Rifondazione Comunista-Progressisti in data 8 giugno 1998, l'interrogazione n. 4-12748, presentata dal deputato Lodovico Pace (AN), in data 14 ottobre 1998, l'interrogazione n. 4-12775 presentata dal senatore Boco (Verdi-l'Ulivo), sempre in data 14 ottobre 1998, nonché l'interrogazione n. 3-02991 presentata dal deputato Cento (Misto Verdi-l'Ulivo) in data 2 novembre 1998. Le ultime tre interrogazioni fanno espresso riferimento alle notizie apparse nell'articolo de il Corriere della Sera sopra citato. Alla seconda e alla terza di tali interrogazioni ha anche risposto il Governo in data, rispettivamente, 6 maggio e 14 ottobre 1999.
Alla luce del complesso dei fatti esaminati deve pertanto ritenersi che le affermazioni rese all'agenzia ANSA, oggetto del procedimento penale sopra citato, si inseriscono in un più ampio dibattito politico-parlamentare e costituiscono, pertanto, esse stesse esercizio di funzioni parlamentari.
Ciò e a maggior ragione vero dopo le sentenza della Corte costituzionale n. 417 del 1999, in materia di insindacabilità, che ha significativamente affermato che il collegamento tra la manifestazione dell'opinione e la funzione parlamentare «non dipende da criteri formali propri dell'atto nel quale l'opinione si manifesta» ed ha altresì esaltato, per avvalorarne la copertura ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Commissione, «il complessivo contesto parlamentare» nel quale si situano le opinioni.
Per il complesso delle ragioni sopra evidenziate la Giunta, all'unanimità, propone di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Michele SAPONARA, Relatore.


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