Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su due richieste di deliberazione in materia di insindacabilità avanzate dal deputato Tiziana MAIOLO con riferimento a due procedimenti penali pendenti nei suoi confronti rispettivamente presso il Tribunale di Milano (n. 8395/98 R.G.N.R.) e presso il Tribunale di Roma (n. 3112/99 R.G.N.R), dichiarazioni asseritamente lesive della reputazione del dottor Gian Carlo Caselli, all'epoca Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo.
I fatti per i quali sono in corso i due procedimenti appaiono sostanzialmente coincidenti: si tratta, infatti, in entrambi i casi, delle dichiarazioni rese dall'onorevole Maiolo nel corso del suo intervento al Congresso nazionale di Forza Italia, svoltosi a Milano in data 17 aprile 1998 e riprese, rispettivamente, dai quotidiani «La Repubblica» e «Il Corriere della Sera».
Queste, da un lato, in particolare, le frasi apparse sul quotidiano «Il Corriere della Sera» in data 18 aprile 1998 nell'ambito di un articolo dal titolo: «Il Cavaliere sfida Caselli e ricandida Musotto», a firma del giornalista Venanzio Postiglione: a commento della ricandidatura dell'avvocato Musotto alla presidenza della provincia di Palermo, ella affermava «È vittima dell'ingiustizia, vittima delle toghe rosse, vittima di un complotto, vittima di un disegno mostruoso che consente ad un'associazione per delinquere di tipo istituzionale di lasciare insanguinare la Sicilia da parte di pentiti assassini e di nuovo assassini».
Queste, dall'altro, le frasi apparse sul quotidiano «La Repubblica», sempre in data 18 aprile 1998, nell'ambito di un articolo dal titolo «E alle cinque della sera il trionfo di Musotto», a firma del giornalista Sebastiano Messina: «Quella Procura che Tiziana Maiolo, ieri mattina ha definito \`un'associazione a delinquere di tipo istituzionale, che pur di arrivare a incriminare Berlusconi per reati mostruosi manda in giro i pentiti con libertà di uccidere' sono loro il vero bersaglio dell'operazione Musotto. A Palermo - ricordava proprio la Maiolo - c'è un fascicolo contro Berlusconi con l'accusa di essere nientemeno che il mandante degli assassini di Falcone e Borsellino. Perciò gli ho detto: candidati al Parlamento europeo e restaci, lì hanno un'immunità vera. Quando ti accusano di aver rubato il Duomo, intanto scappa all'estero, poi ti difenderai...»
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 27 ottobre 1999, ascoltando, com'è prassi, l'onorevole Maiolo.
La Giunta ha avuto modo di verificare che le frasi in questione - che è apparso lecito considerare nella loro unitarietà, traendo esse origine dalla medesima fonte (l'intervento al congresso), vertendo sul medesimo argomento e consistendo, in larga parte, addirittura, nelle medesime parole - possono considerarsi strettamente connesse all'attività politico-parlamentare dell'onorevole Maiolo.
È ben noto, infatti, che il deputato in questione conduce, da anni, in Parlamento e fuori dal Parlamento, un'intensa battaglia sul tema degli effetti negativi che derivano all'amministrazione della giustizia - nell'attuale quadro normativo - dall'uso dei collaboratori di giustizia, che più volte è stata esplicitata anche attraverso valutazioni critiche dell'operato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. Al riguardo, va ricordato che, da ultimo, proprio in data 15 aprile 1998, l'onorevole Maiolo, nell'ambito della discussione sullo svolgimento di alcune interpellanze su reati commessi da collaboratori di giustizia, aveva svolto un approfondito intervento sul tema generale dei collaboratori di giustizia e su quelli che, a suo avviso, costituivano abusi nella loro «gestione», anche alla luce del provvedimento di assoluzione nei confronti dell'avvocato Musotto.
Si ricorda, inoltre - a corroborare l'argomento secondo cui il tema oggetto delle dichiarazioni della Maiolo costituiva uno dei temi oggetto del dibattito politico-parlamentare di quei giorni - che la «politica giudiziaria» della Procura di Palermo diretta dal dottor Caselli, alla luce dell'assoluzione del Presidente Musotto, era stata oggetto di un'interrogazione parlamentare presentata dal deputato Gasparri (n. 3/02201) in data 14 aprile 1998.
Alla luce del complesso dei fatti esaminati deve pertanto ritenersi che le affermazioni rese nel corso del convegno, oggetto dei due procedimenti penali sopracitati, costituiscono una divulgazione e una continuazione di quelle rese nel corso dell'attività parlamentare propriamente detta e dunque, secondo l'insegnamento della Corte costituzionale, attività parlamentari esse stesse.
Ciò, in particolare e a maggior ragione dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 417 del 1999, che ha significativamente affermato che il collegamento tra la manifestazione dell'opinione e la funzione parlamentare «non dipende da criteri formali propri dell'atto nel quale l'opinione si manifesta» ed ha altresì valorizzato «il complessivo contesto parlamentare» nel quale si situano le opinioni, per avvalorarne la copertura ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Per il complesso delle ragioni sopra evidenziate, la Giunta propone di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali sono in corso i citati procedimenti penali concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Filippo BERSELLI, Relatore.
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