Doc. IV-quater, n. 78





Onorevoli Colleghi! Con citazione, notificata il 13 maggio 1999, la Termomeccanica Spa conveniva davanti al tribunale civile di Roma l'onorevole Massimo Scalia unitamente alla RAI - Radio televisione italiana - Spa, chiedendo di:
accertare incidenter tantum la sicurezza, nel caso di specie, del reato di diffamazione di cui agli articoli 595, 3 comma, del codice penale e 30 della legge 6 agosto 1990, n. 223;
dichiarare la responsabilità di Massimo Scalia ai sensi dell'articolo 2059 del codice civile e della RAI - Radio televisione italiana Spa ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile per i fatti di cui in narrativa;
condannare genericamente i convenuti a risarcire in solido la società attrice dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti per i fatti di cui in narrativa, da liquidarsi in separato giudizio;
ordinare, ex articolo 120 del codice civile la pubblicazione per estratto della emananda sentenza, a cura e spese dei soccombenti, tramite diffusione sull'emittente televisiva RAI 3 in prima serata;
ordinare ex articolo 120 del codice civile la pubblicazione per estratto della emananda sentenza a caratteri doppi del normale, a cura e spese dei soccombenti sui quotidiani Il Corriere della Sera, la Repubblica e La Stampa, autorizzando la parte attrice a eseguire direttamente la pubblicazione qualora i convenuti non vi provvedano entro 30 giorni dal deposito della sentenza.

Col favore delle spese tutte di causa, compensative di IVA, CPA e della percentuale di rimborso delle spese generali.
I fatti posti a fondamento delle comande risalgono al 17 marzo 1999 allorché, durante la edizione serale del TG3, andò in onda un servizio sulle «ecomafie» al quale partecipò l'onorevole Scalia che rilasciò alcune dichiarazioni alla conduttrice che lo interpellava essendo lo stesso Presidente della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso collegate. La conduttrice introdusse il pezzo spiegando che: «in Italia ogni diciassette minuti si commette un reato contro l'ambiente. Centodieci clan mafiosi si spartiscono una torta da ventiduemila miliardi l'anno: questa è la denuncia che Lega Ambiente ha presentato stamattina nel suo rapporto annuale sulle "ecomafie"».
Il servizio si chiude con la seguente dichiarazione di Massimo Scalia: «C'è un nuovo salto della criminalità organizzata e lo abbiamo visto anche nel fatto, che ci pare del tutto preoccupante, che esponenti di grandi gruppi industriali del settore agiscono in collusione con società infiltrate dalla mafia. Facciamo i nomi: Termomeccanica, Cogefar e Manutencoop.
Non dico che queste società siano direttamente collegate a società mafiose, ma loro esponenti sono stati accertati nel corso di indagini della Magistratura come avere questi rapporti».

Nello stesso atto di citazione si enuncia la circostanza che l'onorevole Scalia fu chiamato a commentare i fatti de quibus proprio nella sua qualità di Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta nella materia oggetto del servizio. E nel medesimo atto evocativo in giudizio si riportano larghi stralci dei resoconti di detta Commissione, che riguardano analoghe affermazioni, rese dall'onorevole Scalia nell'ambito del suo ufficio parlamentare.
È, quindi, di tutta evidenza che le opinioni e i riferimenti fattuali rinvenibili nelle dichiarazioni del parlamentare espresse in sede televisiva altro non sono che la estensione lecita dell'attivit|f2 del deputato, la cui tutela costituzionale ricomprende certamente siffatte estrinsecazioni «fuor delle mura».
Nè può trovare accoglimento la tesi, espressa altrove e nel passato, che le guarentigie operino solo nel rigoroso e ristretto ambito degli atti tipici del deputato il quale, se così fosse, risulterebbe recluso in una sorta di serra quasi specie in estinzione che, peraltro, non risulterebbe protetta, incapace e, comunque, impossibilitato ad esprimersi adeguatamente in una società che della comunicazione fa il suo asse portante non solo per la politica che, se così fosse, sarebbe ridotta a rango inferiore alla stessa nobile mercatura.
Del resto, la stessa società attrice riconosce, anche se per non concedere attenuanti, che le espressioni usate dall'on. Scalia contengono una pur rilevantissima distinzione tra le società (non solo quella qui interessata) e alcuni loro esponenti essendo solo questi ultimi risultati collegabili con società mafiose come è dato di rilevare da alcune indagini in corso della Magistratura.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 7 luglio 1999, deliberando, all'unanimità, di riferire nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Ennio PARRELLI, Relatore.


Frontespizio