Doc. IV-quater, n. 75





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Giovanni DELL'ELCE con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Monza (proc. pen. 1954/98 R.G.N.R.)
I fatti che sono contestati al collega Dell'Elce vengono ricondotti all'ipotesi di reato di cui agli articoli 110, 595, commi 1 e 2 del codice penale, 13 e 21 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (concorso in diffamazione col mezzo della stampa, aggravata) perché, nell'ambito dell'articolo dal titolo «Intanto i politici si regalano 110 miliardi» pubblicato sul quotidiano Il Giornale in data 27 febbraio 1998, del quale la Giunta ha avuto modo di prendere visione integrale, attraverso alcune dichiarazioni rese all'intervistatore, avrebbe asseritamente offeso la reputazione dell'onorevole Marco Pannella, anche nella sua qualità di Presidente e rappresentante legale dell'Associazione politica nazionale «Lista Marco Pannella». Ciò, in particolare, affermando « È davvero una protesta strumentale. Nelle sue sceneggiate stradali Pannella non riconsegna nemmeno gli interessi di quanto il suo partito intasca». Dall'articolo risulta, inoltre, che egli avrebbe aggiunto: «il suo gruppo è stato il primo a firmare la richiesta di sovvenzione (....) la verità è che la politica ha un costo e questa legge assicura trasparenza. Perché è finita nel calderone fiscale? Perché la Camera è oberata. Non si può strumentalizzare pure l'ora in cui si discutono i provvedimenti. La gente sa come vivono i partiti? Anche noi che abbiamo una struttura leggera, senza auto blu e con solo 40 persone nella sede centrale, abbiamo dei problemi a far quadrare i conti». All'intervistatore che gli faceva notare come l'onorevole Pannella avesse sostenuto che il conguaglio relativo all'anticipo sul 4 per mille non ci sarebbe stato mai, l'onorevole Dell'Elce rispondeva: «Sbaglia. Anche la Chiesa prende i fondi dell'8 per mille in anticipo e a fine anno pareggia i conti».
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 16 giugno 1999, ascoltando, com'è prassi, l'onorevole Dell'Elce.
Nel corso del dibattito l'opinione unanime della Giunta è stata nel senso che le frasi proferite dal deputato in questione costituiscono, con chiara evidenza, un giudizio ed una critica di natura sostanzialmente politica su fatti e circostanze che all'epoca erano e sono anche oggi al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica nonché del dibattito politico-parlamentare. Appare altresì evidente un collegamento specifico con atti o documenti parlamentari, atteso che l'intervista fu resa proprio all'immediata vigilia della discussione in Assemblea del disegno di legge sul finanziamento dei partiti. Il tono complessivo delle dichiarazioni, nonché il fatto che le medesime rientrassero all'interno di un più ampio ragionamento politico inducono inoltre ad escludere qualunque intento diffamatorio personale e ad inquadrare i giudizi proferiti dal collega nell'ambito della normale dialettica politico-parlamentare. È apparsa pertanto del tutto pacifica l'applicazione della prerogativa dell'insindacabilità e, anzi, per converso è apparso sorprendente che per dichiarazioni siffatte si sia dato inizio ad un procedimento penale.
Per questi motivi la Giunta, all'unanimità, ha deliberato di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Sergio BERSELLI, Relatore


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