Doc. IV-quater, n. 74





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Giovanni Filocamo con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro (proc. pen. n. 82/98 R.G.N.R.)
I fatti che sono contestati al collega Filocamo vengono ricondotti all'ipotesi di reato di cui agli articoli 81 e 594, 1o e 3o comma, del codice penale (ingiuria aggravata), per avere, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, offeso l'onore di Pietro Melia, giornalista della RAI, proferendo, in particolare, alla sua presenza la frase: «Sciacallo telecomandato al soldo dei comunisti», in relazione ad un servizio televisivo curato dallo stesso Melia, trasmesso nel corso dei telegiornali regionali il giorno prima e riguardante il suo presunto coinvolgimento in una indagine sulle collusioni tra istituzioni politiche e non, e le cosche di Locri dei Cordì e dei Cataldo. Con l'aggravante di aver commesso il fatto in presenza di più persone, quali il senatore Luigi Lombardi Satriani, l'onorevole Domenico Bova, il Comandante del reparto provinciale dei Carabinieri Gennaro Niglio. Inoltre - come ha riferito lo stesso onorevole Filocamo - nel medesimo contesto egli aveva ulteriormente specificato tale sua affermazione dichiarando altresì ad un altro giornalista, sempre della redazione RAI della Calabria, «fino ad adesso il TG3 ha fatto un resoconto di sciacallaggio, sia morale che politico, continuato, anche stamattina perché quella specie di giornalista insiste su cose assolutamente inesistenti. Però ci tengo a dire che la TV è una TV di Stato ed essendo di Stato, deve dire le cose obiettive, vere e complete, cose che fino adesso non ha fatto, quindi la prego di dirlo ai suoi dirigenti che questo non si deve fare in uno Stato civile se noi ci riteniamo di essere civili».
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 16 giugno 1999, ascoltando, com'è prassi, l'onorevole Filocamo.
Il collega deputato ha innanzi tutto chiarito il contesto complessivo nel quale si inserivano le sue dichiarazioni. Egli si trovava in attesa di essere ricevuto, in qualità di parlamentare locale, dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia, in visita in Calabria. Il giornalista in questione, in tale contesto specifico, con un atteggiamento particolarmente supponente e insinuante, apparentemente inteso screditarne pregiudizialmente la reputazione, gli avrebbe chiesto: «onorevole, ha qualcosa da dichiarare?» facendo riferimento ad una voce di un suo presunto coinvolgimento in un'indagine di mafia, voce che, peraltro, era stata prontamente smentita (prima dell'episodio in questione) proprio dal titolare delle indagini e cioè dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, dottor Salvatore Boemi. Come si è detto, inoltre, il giornalista de quo già in alcune precedenti trasmissioni aveva dato ampio risalto alla notizia dell'asserito coinvolgimento, nonostante la citata smentita.
Nel corso del dibattito l'opinione prevalente della Giunta è stata nel senso che le frasi proferite dal deputato Filocamo costituiscono un giudizio ed una critica di natura sostanzialmente politica su fatti e circostanze che all'epoca erano al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica. Sebbene possa ritenersi che alla vicenda non siano estranei anche profili di polemica di natura personale, è apparso tuttavia particolarmente significativo sia il particolare contesto (l'imminenza di un 'audizione presso la Commissione Antimafia), sia il fatto che l'onorevole Filocamo, criticando il modo con il quale erano state riferite le notizie relative alla sua persona, aveva inteso censurare, più in generale un comportamento scorretto di una testata televisiva pubblica, sulla quale ricade un particolare dovere di obiettività e di completezza dell'informazione. Ciò sia pure in assenza di un collegamento specifico con atti o documenti parlamentari, che comunque deve ritenersi implicito, attesa l'ampiezza e la diffusione che ha avuto la vicenda, almeno nel collegio di appartenenza del collega. Va doverosamente riferito, peraltro, che nell'ambito della Giunta, fatta salva la valutazione nel senso dell'insindacabilità, è stata rilevata l'opportunità di menzionare in questa relazione un giudizio dì sostanziale censura per l'eccessiva durezza delle espressioni adoperate dal collega. Occorre, tuttavia, rilevare che, ove non vi fossero state espressioni di particolare asprezza critica, non vi sarebbe stata neppure querela e, conseguentemente, neppure necessità di una pronuncia in materia di insindacabilità.
Per i motivi illustrati sopra la Giunta ha comunque deliberato di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Sergio COLA, Relatore


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