Doc. IV-quater, n. 72





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Maurizio Gasparri con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza (n. 365/99 R.G.N.R.).
I fatti che sono contestati al collega Gasparri vengono ricondotti all'ipotesi di reato di concorso ai sensi dell'articolo 110 del codice penale - nel reato di cui agli articoli 595, primo e terzo comma dello stesso codice, 13 e 21 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (diffamazione col mezzo della stampa, continuato).
Va rilevato subito che, a giudizio dell'odierno relatore (nonché della Giunta), vi è un errore nel capo di imputazione: esso fa infatti riferimento ad un articolo apparso in data 14 agosto 1998 sul quotidiano La Repubblica, dal titolo «Occhio ai nastri manipolati» e riporta alcuni passi del predetto articolo. In realtà tale articolo (una intervista all'onorevole Gasparri) è stato pubblicato, nella stessa data, (con tale titolo) dal quotidiano Il Giornale (La Repubblica riportava la stessa notizia, ma con un articolo, non firmato, che non corrispondeva a quello citato nel capo di imputazione). Che si sia trattato di un mero errore materiale, lo si può desumere in primo luogo confrontando, come si è detto, i passi testuali citati nel capo di imputazione; in secondo luogo, dal fatto che il giornalista coindagato con l'onorevole Gasparri in qualità di autore dell'articolo è un giornalista del quotidiano Il Giornale; in terzo luogo, dal fatto che risulta coindagato, altresì, il direttore responsabile de Il Giornale e, infine, dal fatto che la condotta risulta commessa in Paderno Dugnano, luogo di stampa de Il Giornale e non in Roma (luogo di stampa de La Repubblica) e che l'autorità giudiziaria è conseguentemente individuata nella Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza.
Precisato quanto sopra, è opportuno soffermarsi brevemente sulla fattispecie dell'asserito reato: nel corso dell'intervista, l'onorevole Gasparri affermava, tra l'altro, in risposta ad una domanda circa i motivi che lo inducevano a ritenere possibile la manipolazione dei nastri riferiti al suicidio Lombardini: «Mi sembra che l'intera inchiesta sia stata condotta in maniera anche troppo disinvolta (...) molti punti devono essere ancora chiariti e solo un attento esame dei nastri può dare le risposte che cerchiamo. Ma, visti i precedenti, esiste la possibilità che quelle cassette possano essere ritoccate dalla Procura di Palermo. Potrebbero essere cancellate alcune parti importanti come le prove di uno stato di estrema prostrazione di Lombardini. È importante verificare se durante l'interrogatorio ci fu un cedimento psicologico e, comunque, capire il suo stato d'animo». In risposta a una domanda dell'intervistatore, che faceva notare che i nastri sarebbero stati consegnati al CSM, l'onorevole Gasparri rispondeva: «Mah, li devono consegnare subito. È tanto facile riprodurre una cassetta, anche in casa. A tagliare qualche punto non ci vuole niente. E poi mi meraviglia il fatto che l'inchiesta possa essere affidata alla Procura di Palermo. Ha già avuto anche troppe responsabilità nella vicenda». L'intervistatore proseguiva: «Dovrebbero toglierle il fascicolo?» E Gasparri: «Più che altro dovrebbero essere loro stessi a rinunciare. Non capisco come possa continuare ad indagare. Manca la serenità per condurre l'inchiesta, dovrebbero sentirsi per lo meno in imbarazzo». L'intervistatore: «Caselli ha dichiarato che risponderà solo nelle sedi competenti...». Gasparri: «E quali sarebbero? Ho solo detto di consegnare i nastri al CSM, mica al sottoscritto. Mi sembra di aver detto una cosa più che sensata. Si discute ancora sul perché la casa di Riina non fu perquisita subito. Se non si agisce in fretta, tra cinque anni ci troveremo a discutere sul perché quelle bobine non furono consegnate subito al CSM».
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 26 maggio 1999, ascoltando, com'è prassi, l'onorevole Gasparri.
Nel corso del dibattito l'opinione prevalente è stata nel senso che le frasi proferite dal deputato in questione costituiscono, con chiara evidenza, un giudizio ed una critica di natura sostanzialmente politica su fatti e circostanze che all'epoca erano al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica nonché del dibattito politico-parlamentare. Ciò sia pure in assenza di un collegamento specifico con atti o documenti parlamentari, che comunque deve ritenersi implicito, attesa l'ampiezza e la diffusione che ebbe a suo tempo la discussione tanto sugli organi di stampa quanto, in generale, nel dibattito politico.
Per questi motivi la Giunta, a larga maggioranza, ha deliberato di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Michele SAPONARA, Relatore


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