Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dall'onorevole Umberto BOSSI, con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Varese.
In data 13 maggio 1997, il generale Goffredo Canino ha presentato un atto di citazione nei confronti dell'onorevole Umberto Bossi al tribunale civile di Varese per risarcimento del danno da diffamazione asseritamente procurato a seguito della pubblicazione di diversi articoli di stampa nel corso dell'anno 1993. Il generale Canino, che ricopriva, all'epoca dei fatti, la carica di Capo di Stato Maggiore dell'esercito, ritiene di essere stato oggetto di una campagna diffamatoria «diretta a distruggere l'immagine pubblica di uomo e soldato e conseguentemente l'immagine e il prestigio dell'Esercito».
Dall'atto di citazione presentato dal generale Canino risulta che l'antecedente logico dei fatti è costituito da una polemica iniziata dal senatore Gianfranco Miglio il quale, nel corso di un meeting leghista a Pontida verso la fine del marzo 1993, ebbe a parlare di misteriose riunioni di alti ufficiali presso lo Stato Maggiore dell'Esercito aventi il fine di mettere a punto eventuali progetti golpisti.
Tali affermazioni furono prontamente smentite dall'allora Capo di stato maggiore generale Goffredo Canino il quale, con dichiarazioni all'ADN-Kronos, nonché con un'intervista pubblicata sul quotidiano «L'Unità», replicò alle accuse del senatore Miglio escludendo «categoricamente lo svolgimento di tali riunioni» e sottolineando che, come Capo di Stato maggiore non aveva «indetto alcun incontro che avesse per oggetto l'analisi della situazione politica e che prendesse in esame un intervento anche solo teorico dell'Esercito, perché già solo un'ipotesi di questo tipo implicherebbe un comportamento censurabile».
Contestualmente l'onorevole Umberto Bossi pur dichiarando di non credere alle voci di golpe ebbe a definire i generali «dei tromboni che, pensano solo alla carriera» ed a dichiarare di non temere «il raglio di qualche asino con le stellette».
Le affermazioni del deputato Bossi e quelle del generale Canino sono state riprese da vari articoli apparsi sulla stampa quotidiana e settimanale.
All'inizio dell'ottobre 1993 il generale Goffredo Canino ebbe a proferire commenti particolarmente critici nei confronti del leader della lega, Umberto Bossi a causa delle sue minacce secessioniste: «Il federalismo propugnato da Bossi è una minaccia dell'unità nazionale», sottolineando, inoltre, che «l'esercito ha giurato fedeltà all'Italia unita» e che sarebbe stato necessario evitare a tutti i costi una balcanizazzazione della Patria. Il generale ebbe inoltre a commentare i resoconti che affermavano che la Lega gode anche tra i militari di un notevole appoggio, rilevando che gli appartenenti all'Esercito che appoggiano tendenze secessioniste, ai suoi occhi non erano «niente altro che dei traditori.
Per completezza va ricordato che l'allora ministro della difesa Fabio Fabbri in un primo momento ritenne di sostenere il generale Canino ma poi ne prese immediatamente le distanze affermando che: «il Capo di Stato maggiore non può esprimere opinioni politiche».
A seguito di tali dichiarazioni l'onorevole Bossi ebbe a proferire nei giorni 10, 11 e 12 ottobre 1993 alcuni apprezzamenti sul generale, che sarebbero poi stati riportati su tutti i quotidiani nazionali, secondo cui il medesimo sarebbe stato «un soldatino di latta, .. secessionista che parla come un fascista,,, «un generale da operetta che parla per conto della DC ed del PSI», «che usa il suo potere per intimorire il generale Angioni» (Di questi, all'epoca dei fatti, si parlava come possibile candidato della «Lega Nord» quale sindaco di Roma); «un golpista che vuole minacciare i militari onesti», nonché «in odore di mafia».
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 3 marzo 1999, alla quale il deputato Bossi, sia pure debitamente convocato, non ha ritenuto di intervenire.
La Giunta ha rilevato che la vicenda oggetto del presente documento è analoga a quelle di cui ai doc. IV-quater nn. 18 e 52 che pure riguardano apprezzamenti critici di deputati leghisti nei confronti del Capo di Stato maggiore dell'esercito a seguito di alcune affermazioni del medesimo. In relazione a tali documenti tanto la Giunta quanto l'Assemblea si sono già pronunciate nel senso dell'insindacabilità.
Nel merito, la Giunta, pur valutando con attenzione il fatto che le affermazioni del collega Bossi costituiscono una offesa particolarmente grave, ha ritenuto tuttavia prevalente la considerazione del fatto che le dichiarazioni del collega si inseriscono in un contesto prettamente politico ed hanno per contenuto notizie e valutazioni di preminente interesse politico.
Come si può agevolmente dedurre dalla cronologia dei fatti non vi è dubbio che le affermazioni del deputato Bossi - sia pure certamente non caratterizzate da continenza e misura - si inseriscono nell'ambito di una polemica nella quale il generale Canino ha assunto oggettivamente, anche intervenendo attraverso interviste e dichiarazioni, il ruolo di un soggetto politico.
È appena il caso di sottolineare, infatti, che compito della Giunta non è quello di soffermarsi sulla sussistenza o meno dell'ipotesi di reato, ma piuttosto quello di verificare la possibilità che determinati fatti, che di per sé costituirebbero reato, vengano scriminati dalla natura politico-parlamentare delle affermazioni rese, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Per questi motivi la Giunta, a maggioranza, ha deliberato di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Gaetano PECORELLA, Relatore.
Frontespizio |