Doc. IV-quater, n. 67





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dall'onorevole Domenico GRAMAZIO, con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Roma.
L'atto di citazione si riferisce, in particolare, ad alcune affermazioni asseritamente diffamatorie contenute in alcuni scritti riconducibili al deputato Domenico Gramazio nei confronti del dottor Stefano Balassone, consigliere di amministrazione della RAI TV. Per inquadrare adeguatamente il caso occorre riferire preliminarmente gli antefatti.
In data 10 novembre l'onorevole Gramazio presentava agli Uffici della Camera dei deputati due interrogazioni a risposta scritta (entrambe successivamente dichiarate non ammissibili) rivolte al Ministro delle Comunicazioni e a quello del tesoro, una concernente il direttore generale della RAI, l'altra riguardante uno dei consiglieri d'amministrazione RAI, il dott. Stefano Balassone. In particolare, la seconda «interrogazione» era del seguente tenore: «Per sapere se risponde a verità che: - la società Extra, che fornisce servizi alla TV di Stato, abbia alle sue dipendenze la signora Anna Maria Grignola, attuale moglie del dottor Stefano Balassone consigliere di amministrazione della RAI-TV o se la signora Anna Maria Grignola intrattenga ad altro titolo un rapporto di lavoro o di consulenza con la TV di Stato; - la società «Extra» ha realizzato o ideato programmi per Telemontecarlo nel periodo in cui il dottor Balassone era responsabile per le relazioni esterne e l'informazione del gruppo Cecchi Gori. Mentre nulla osta a questo tipo di rapporto in quanto Telemontecarlo è una società privata, perplessità di natura deontologica sorgono, invece, in merito alla consulenza tra la società «Extra» e la RAI in quanto il dottor Balassone è membro del consiglio d'amministrazione della RAI-TV. Se, infine, risponde a verità che alcune strutture della RAI siano state sollecitate ad accendere collaborazioni e consulenze con la società «Extra».
L'interrogante chiede di sapere se sponsorizzare direttamente o indirettamente società collegate al proprio gruppo familiare rientra nei compiti istituzionali di un membro del consiglio di amministrazione della TV di Stato: se i contratti stipulati dalla società «Extra» con la RAI sono stati esaminati dal consiglio d'amministrazione della TV di Stato e quali osservazioni siano state, eventualmente, formulate dal collegio dei sindaci.
Lo stesso giorno l'onorevole Gramazio divulgava il seguente comunicato stampa nel quale erano contenute, tra le altre, le seguenti affermazioni: «Consulenze ai familiari, concubine e amici. Questa è la Rai dell'Ulivo» dichiara l'on. Gramazio, che oggi ha presentato due interrogazioni sulla Rai (..). Silenzio, invece, su un altro caso sospetto di consulenze tra RAI e familiari di manager della TV di Stato, che avrebbe come protagonista il dottor Balassone. La moglie del consigliere d'amministrazione della RAI, in quota DS, sarebbe infatti alle dipendenze o consulente della società «Extra», che collabora con la TV di Stato. Notizie solo frutto di malignità? Malignità, ma anche circostanze quantomeno sospette in quanto anche la moglie del dottor Celli sarebbe consulente o collaboratrice di una società che intrattiene rapporti con la Rai. Ecco la Rai dell'Ulivo, sempre pronta a gratificare - denuncia Gramazio - parenti ed amici. Dell'Ulivo, s'intende».
Va detto fin d'ora - anche se la questione è del tutto irrilevante ai fini della deliberazione della Camera - che il giorno stesso il dottor Balassone ha smentito, con dichiarazioni alle agenzie, quanto affermato dall'on. Gramazio. La notizia dell'interrogazione e del comunicato veniva poi ripresa dal quotidiano Roma, che, in data 11 novembre 1999, pubblicava un articolo intitolato «Gramazio: nepotismi in Rai. Celli non risponde, querela» dando particolare rilievo innanzitutto all'interrogazione concernente il direttore generale della Rai e riferendo successivamente che «L'altra società che sarebbe coinvolta, invece, sarebbe 'Extra', 'che fornisce servizi alla TV Di Stato', società che avrebbe 'alle sue dipendenze la signora Anna Maria Grignola, attuale moglie del dottor Stefano Balassone». Il dottor Balassone, presentava un atto di citazione nei confronti dell'onorevole Gramazio dal quale scaturiva il procedimento civile che è stato sottoposto all'attenzione della Giunta.
Con riferimento al caso di specie, la Giunta si è occupata della questione nella seduta del 3 marzo 1999 rilevando che l'atto di citazione dal quale trae origine il procedimento fa riferimento ad una vicenda assolutamente analoga a quella di cui ai doc. IV-quater nn. 63 e 64. Con riferimento a tali documenti il deputato Gramazio aveva riferito che l'interrogazione in questione non era stata accettata dalla Presidenza della Camera in quanto la materia sulla quale essa verteva esulava da quelle affidate alla competenze ed alla connessa responsabilità propria del Governo nei confronti del Parlamento ai sensi dell'articolo 139-bis del regolamento della Camera. Nel corso della discussione presso la Giunta si è dunque posta la questione se la divulgazione all'esterno del contenuto di un'interrogazione dichiarata non ammissibile (in aggiunta ad ulteriori commenti da parte del deputato interessato) possa considerarsi un'attività divulgativa connessa all'esercizio di funzioni parlamentari.
Tale quesito è stato risolto, nel corso della discussione, in senso sostanzialmente negativo, dal momento l'opposta soluzione svuoterebbe di significato il vaglio di ammissibilità previsto dal citato articolo 139-bis del regolamento.
Ciò nondimeno la Giunta ha ritenuto che le espressioni adoperate dal collega Gramazio sono da ritenersi comunque insindacabili ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Ciò non tanto, per il fatto che siano divulgative di un'interrogazione (atto che in questo caso, deve considerarsi tamquam non esset), ma per il fatto stesso che siffatte affermazioni costituiscono - come ormai è stato da tempo affermato nella «giurisprudenza» della Camera sull'insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari esse stesse, indipendentemente dalla pregressa presentazione di un atto ispettivo, un'attività di critica, di ispezione e di denuncia che di per sé può ricomprendersi tra quelle proprie del parlamentare.
Del resto, la motivazione per la quale l'interrogazione presentata dal collega Gramazio non è stata considerata ammissibile attiene non al contenuto della medesima (sotto il profilo, che pure è rilevante, ai sensi dell'articolo 139-bis del regolamento, della tutela della sfera personale e dell'onorabilità dei singoli o comunque del carattere sconveniente delle espressioni usate) ma piuttosto alla mera circostanza «tecnica» che la RAI non è considerata un'azienda in relazione alla quale può essere impegnata la responsabilità del Governo dinanzi al Parlamento. Orbene, se ciò è vero (e anche tale affermazione appare certamente discutibile), non può certamente negarsi che il controllo sulla RAI e sulla sua corretta gestione costituisca uno dei più importanti compiti propri del Parlamento e, all'interno di esso, di ciascun parlamentare. Non a caso, infatti, nell'ambito delle due Camere è stato istituito un apposito organo di vigilanza bicamerale che ha per oggetto proprio la gestione del servizio pubblico radio-televisivo.
Nel merito, la Giunta, pur valutando con attenzione la circostanza che le affermazioni del collega Gramazio costituiscono una offesa particolarmente grave per una persona che ricopra l'ufficio di consigliere di amministrazione della RAI, ha ritenuto tuttavia prevalente la considerazione del fatto che le dichiarazioni del collega si inseriscono in un contesto prettamente politico ed hanno per contenuto notizie e valutazioni di preminente interesse politico.
È appena il caso di sottolineare, infatti, che compito della Giunta non è quello di soffermarsi sulla sussistenza o meno dell'ipotesi di reato, ma piuttosto quella di verificare la possibilità che determinati fatti, che di per sé costituirebbero reato, vengano scriminati dalla natura politico-parlamentare delle affermazioni rese, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Per questi motivi la Giunta, a maggioranza, ha deliberato di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Michele SAPONARA, Relatore.


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