Doc. IV-quater, n. 63





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dall'onorevole Domenico GRAMAZIO, con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Roma.
L'atto di citazione si riferisce, in particolare, ad alcune affermazioni asseritamente diffamatorie proferite dal deputato Domenico Gramazio nei confronti del dottor Pier Luigi Celli, direttore generale della RAI. Per inquadrare adeguatamente il caso occorre riferire preliminarmente gli antefatti.
In data 10 novembre l'onorevole Gramazio presentava agli Uffici della Camera dei deputati una interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro delle Comunicazioni e a quello del Tesoro, nella quale si richiedeva se rispondesse a verità, tra l'altro, che la moglie del direttore generale della RAI risultasse dipendente, collaboratrice o consulente o intrattenesse comunque rapporti di lavoro con una società commerciale che ha lo stesso nome di un programma prodotto dalla terza rete RAI (e che probabilmente è interessata alla realizzazione del medesimo). Nella suddetta interrogazione si faceva altresì menzione di altri asseriti favoritismi, da ricondursi alla medesima società commerciale (e, mediatamente, sempre secondo la prospettazione dell'interrogante, alla direzione generale della RAI) e, conclusivamente, si chiedeva «quali iniziative i ministri interrogati intendano prendere per garantire trasparenza al servizio pubblico radiotelevisivo e per evitare che in futuro si verifichino situazioni di questo tipo che gettano discredito (...) sulla conduzione della TV di Stato». Il giorno dopo l'onorevole Gramazio divulgava il seguente comunicato stampa dal titolo «Dalla RAI targata Ulivo consulenze e collaborazioni ai familiari dei consiglieri d'amministrazione», nella quale erano contenute, tra le altre, le seguenti affermazioni: «Consulenze ai familiari, concubine e amici. Questa e la Rai dell'Ulivo» dichiara l'onorevole Gramazio, che oggi ha presentato due interrogazioni sulla Rai. Al centro del nuovo scandalo, che starebbe per abbattersi su viale Mazzini, due società di cui sarebbero dipendenti o socie la moglie del direttore generale della Rai, Pier Luigi Celli (...). C'è poi un giallo nel giallo. Nei giorni scorsi il direttore generale ha smentito che una signora si è spacciata con alte cariche istituzionali, ministri, manager di aziende pubbliche e private, istituti di credito annunciandosi telefonicamente come sua moglie. Sull'episodio starebbe indagando anche la magistratura (...). Notizie solo frutto di malignità? Malignità, ma anche circostanze quantomeno sospette in quanto anche la moglie del dottor Celli sarebbe consulente o collaboratrice di una società che intrattiene rapporti con la Rai. Ecco la Rai dell'Ulivo, sempre pronta a gratificare - denuncia Gramazio - parenti ed amici. Dell'Ulivo, s'intende».
Va detto fin d'ora - anche se la questione è del tutto irrilevante ai fini della deliberazione della Camera - che il giorno stesso il dottor Celli ha smentito, con un apposito comunicato stampa, le affermazioni contenute nell'interrogazione e nel comunicato. La notizia dell'interrogazione e del comunicato veniva poi ripresa dal quotidiano Roma, che, in data 11 novembre 1999, pubblicava un articolo intitolato «Gramazio: nepotismi in Rai. Celli non risponde, querela». Il dottor Celli, sporgeva quindi querela nei confronti dell'onorevole Gramazio per il reato di diffamazione aggravata e contemporaneamente presentava nei suoi confronti un atto di citazione dal quale scaturiva il procedimento civile che è stato sottoposto all'attenzione della Giunta.
Con riferimento al caso di specie, la Giunta si è occupata della questione nella seduta del 24 febbraio 1999, ascoltando altresì, com'è prassi, il deputato Gramazio.
Il deputato Gramazio ha riferito che l'interrogazione in questione non è stata accettata dalla Presidenza della Camera in quanto la materia sulla quale essa verteva esulava da quelle affidate alla competenze ed alla connessa responsabilità propria del Governo nei confronti del Parlamento ai sensi dell'articolo 139-bis del regolamento della Camera. Nel corso della discussione presso la Giunta si è dunque posta la questione se la divulgazione all'esterno del contenuto di un'interrogazione dichiarata non ammissibile (in aggiunta ad ulteriori commenti da parte del deputato interessato) possa considerarsi un'attività divulgativa connessa all'esercizio di funzioni parlamentari. Tale quesito è stato risolto, nel corso della discussione, in senso sostanzialmente negativo, dal momento l'opposta soluzione svuoterebbe di significato il vaglio di ammissibilità previsto dal citato articolo 139-bis del regolamento. Ciò nondimeno la Giunta ha ritenuto che le espressioni adoperate dal collega Gramazio sono da ritenersi comunque insindacabili ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Ciò non tanto, per il fatto che siano divulgative di un'interrogazione, ma per il fatto stesso che siffatte affermazioni costituiscono - come ormai è stato da tempo affermato nella «giurisprudenza» della Camera sull'insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari - esse stesse, indipendentemente dalla pregressa presentazione di un atto ispettivo, un'attività, di critica, di ispezione e di denuncia che di per sé può ricomprendersi tra quelle proprie del parlamentare. Del resto, la motivazione per la quale l'interrogazione presentata dal collega Gramazio non è stata considerata ammissibile attiene non al contenuto della medesima (sotto il profilo, che pure è rilevante, ai sensi dell'articolo 139-bis del regolamento, della tutela della sfera personale e dell'onorabilità dei singoli o comunque del carattere sconveniente delle espressioni usate) ma piuttosto alla mera circostanza «tecnica» che la RAI non è considerata un'azienda in relazione alla quale può essere impegnata la responsabilità del Governo dinanzi al Parlamento. Orbene, se ciò è vero (e anche tale affermazione appare certamente discutibile), non può certamente negarsi che il controllo sulla RAI e sulla sua corretta gestione costituisca uno dei più importanti compiti propri del Parlamento e, all'interno di esso, di ciascun parlamentare. Non a caso, infatti, nell'ambito delle due Camere è stato istituito un apposito organo di vigilanza bicamerale che ha per oggetto proprio la gestione del servizio pubblico radio-televisivo.
Nel merito, la Giunta, pur valutando con attenzione il fatto che le affermazioni del collega Gramazio costituiscono una offesa particolarmente grave per una persona che ricopra l'ufficio di direttore generale della RAI, ha ritenuto tuttavia prevalente la considerazione del fatto che le dichiarazioni del collega si inseriscono in un contesto prettamente politico ed hanno per contenuto notizie e valutazioni di preminente interesse politico.
È appena il caso di sottolineare, infatti, che compito della Giunta non è quello di soffermarsi sulla sussistenza o meno dell'ipotesi di reato, ma piuttosto quella di verificare la possibilità che determinati fatti, che di per sé costituirebbero reato, vengano scriminati dalla natura politico-parlamentare delle affermazioni rese, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Per questi motivi la Giunta, a maggioranza, ha deliberato di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Michele SAPONARA, Relatore.


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