Doc. IV-quater, n. 55





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Tiziana Parenti con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Roma (n. 2166/97 R.G.N.R.).
La contestazione formulata dalla competente Procura consiste nell'ipotesi di reato di cui agli articoli 110 e 595 del codice penale e 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (diffamazione col mezzo della stampa) per avere, asseritamente, con dichiarazioni pubblicate sul quotidiano La Repubblica dell'11 dicembre 1996, dal titolo «Vuole bloccare chi indaga su Di Pietro», offeso la reputazione del dottor Antonio Di Pietro, allora sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, oggi senatore della Repubblica.
Queste sono le frasi - tratte dall'articolo citato - riportate nel capo di imputazione: «Spara inoltre colpi di cannone Tiziana Parenti... Dice che è stata la Cia ad aver dato il via a Tangentopoli; la Cia voleva affondare il Psi e parte della Dc perché corrotti, indeboliti e non più affidabili e per farlo si è servita di Di Pietro, vicino ai servizi segreti. Prima di far partire l'onda d'urto di tangentopoli Di Pietro è andato negli Stati Uniti, "al dipartimento di giustizia", racconta, per avere il viatico, la legittimazione. Borrelli sapeva e assecondava... "prima di Mario Chiesa c'erano altri, in particolare un imprenditore che aveva non so a che titolo - colloqui stretti con Di Pietro e che lo teneva in contatto con certi ambienti, per così dire ambigui, in Italia e oltreoceano... Di Pietro allora aveva amicizie che poi hanno costituito il nucleo originario degli arrestati di Mani Pulite. Non è da escludere che molti di loro sapessero fin dal principio che la loro situazione sarebbe stata risolta. Gente in contatto con una certa lobby politico economica e anche personaggi che poi ritroveremo al ministero dei Lavori pubblici, come Elia Valori, che faceva parte del sottobosco dei servizi segreti e della P2 ...E Lucibello che dice: ti porto Pacini Battaglia. A che titolo? Per farlo confessare così, spontaneamente? ...questo imprenditore che parla con Di Pietro lo mette in contato con ambienti del dipartimento di giustizia. Usa... l'arresto di Mario Chiesa è chiaramente un pretesto, e poi passa un tempo lungo da allora all'avvio vero dell'operazione Mani Pulite. Mesi. In questi mesi Di Pietro va in America. La Cia voleva far fuori il Psi e certa parte della Dc, perché non più affidabili. Caduto il muro di Berlino, crollato il comunismo bisognava fare piazza pulita della vecchia classe politica, e il Pds poteva essere un interlocutore affidabile. Allora Di Pietro va, e ottiene la legittimazione. La sua rete di rapporti in Italia è pronta. C'entrano anche certi grandi studi legali, in questa fase... I grandi studi che curano i grandi affari, a livello internazionale. E le lobby affaristiche che avevano solo da guadagnare dall'indebolimento della politica, quelle che siedono in prima fila a Cernobbio". E Borrelli sapeva? "Sapeva tutto, ovvio. Non ha mai avuto buoni rapporti con Di Pietro, ha mandato avanti il personaggio, il contadino dai modi spicci, perché facesse da cortina fumogena. Ma si dev'essere pentito della scelta, mi pare"».
La Giunta ha esaminato la questione nelle sedute del 29 luglio e del 23 settembre 1998, ascoltando, com'è prassi, l'onorevole Parenti.
La Giunta ha rilevato che le frasi proferite dal deputato in questione costituiscono, con chiara evidenza, un giudizio ed una critica di natura sostanzialmente politica su fatti e circostanze che all'epoca erano al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica nonché del dibattito politico-parlamentare. Ciò sia pure in assenza di un collegamento specifico con atti o documenti parlamentari, che comunque deve ritenersi implicito, attesa l'ampiezza e la diffusione che ebbe a suo tempo la discussione tanto sugli organi di stampa quanto, in generale, nel dibattito politico.
Per questi motivi la Giunta, a maggioranza, ha deliberato di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Rolando FONTAN, Relatore.


Frontespizio