Doc. IV-quater, n. 54





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Vittorio Sgarbi con riferimento ad un procedimento penale attualmente pendente nei suoi confronti presso la Corte di Cassazione, a seguito della sentenza di condanna già pronunciata dalla Corte d'Appello di Brescia (n. 439/97 R.G.App.), con una decisione che riformava quella di assoluzione, pronunciata in primo grado, in data 28 settembre 1997, dal competente Tribunale di Brescia.
La condotta contestata viene ricollegata all'ipotesi di reato di cui agli articoli 81 capoverso, 61 n. 10, 595, primo, secondo e terzo comma del codice penale e 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (diffamazione col mezzo della stampa, continuata e aggravata) perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, il collega Sgarbi avrebbe asseritamente rilasciato dichiarazioni offensive della reputazione del magistrato requirente Fabio De Pasquale, nel corso del programma televisivo Domenica In, trasmesso dalla RAI il giorno 11 dicembre 1994, usando le seguenti espressioni: «quando io ho detto assassini, è chiaro che non mi riferivo ad un atto diretto di un Pubblico Ministero, di cui non vorrò ripetere il nome qua, comunque si chiama De Pasquale, il quale... ha tenuto in carcere un signore che si chiama Cagliari finché questo con una lettera terribile ha annunciato quello che avrebbe fatto, cioè si è suicidato».
Successivamente tali dichiarazioni sarebbero state riprese da un articolo pubblicato dal Corriere della Sera, sul numero del 12 dicembre 1994, nell'ambito del quale sarebbero state attribuite al collega Sgarbi le seguenti parole: «ricordate Cagliari? - dice Sgarbi rivolgendosi al pubblico di Domenica In - si è tolto la vita a causa di un procuratore, Fabio De Pasquale». «Giorni e giorni in galera, l'uomo non ha retto... [Sgarbi] chiamerà a rispondere con una serie di denunce i magistrati di Milano per tutti i morti suicidi nelle carceri per l'inchiesta Mani Pulite. A cominciare dalla morte di Cagliari».
La Giunta ha esaminato la questione nelle sedute del 4 novembre e del 2 dicembre 1998, ascoltando, com'è prassi, l'onorevole Sgarbi, nella seduta del 4 novembre.
Nell'ambito di tale dibattito è stata respinta, a maggioranza, la proposta dell'originaria relatrice, onorevole Dameri, che aveva concluso nel senso della sindacabilità.
È apparsa, infatti, prevalente l'opinione secondo cui le frasi proferite dal deputato in questione - sia pure caratterizzate da uno stile particolarmente insinuante e astrattamente diffamatorio - costituiscono tuttavia, con chiara evidenza, un giudizio ed una critica di natura sostanzialmente politica su fatti e circostanze che all'epoca erano al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica nonché del dibattito politico-parlamentare. Ciò sia pure in assenza di un collegamento specifico con atti o documenti parlamentari, che comunque deve ritenersi implicito, attesa l'ampiezza e la diffusione che ebbe a suo tempo la discussione tanto sugli organi di stampa quanto, in generale nel dibattito politico.
Tale opinione è stata peraltro corroborata - e si tratta, a giudizio dell'odierno relatore, di un dato assai rilevante - dalla decisione assunta in primo grado dal Tribunale di Brescia che, come si è accennato sopra, aveva assolto il collega Sgarbi proprio affermando la natura parlamentare delle sue esternazioni.
Per questi motivi la Giunta, a maggioranza, ha deliberato di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Gaetano PECORELLA, Relatore.


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