Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dall'onorevole Roberto MARONI, con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso il Tribunale civile di Varese.
L'atto di citazione si riferisce, in particolare, ad alcune affermazioni asseritamente diffamatorie proferite dal deputato Roberto Maroni nei confronti del gen. Goffredo Canino, all'epoca Capo di Stato Maggiore dell'esercito. Per inquadrare adeguatamente il caso occorre riferire preliminarmente gli antefatti.
La vicenda risale all'ottobre 1993, quando il partito della Lega nord iniziava a diffondere il proprio programma politico nel senso della possibile secessione di una parte del Paese.
In data 9 ottobre il Generale Canino, intervenendo ad una cerimonia militare svoltasi presso la base di Aviano rilasciava le seguenti dichiarazioni: «L'esercito è ben attrezzato per contrastare le ipotesi secessionistiche della Lega nord (...) Voglio premettere che non ho nulla contro la Lega: In un sistema democratico ogni partito ha il diritto di svolgere la propria attività politica. Ma noi siamo un esercito nazionale, abbiamo giurato fedeltà allo Stato unitario. E tutti sono su questa lunghezza d'onda. Quindi, ogni ipotesi di secessione del Paese non può che incontrare la nostra più totale e recisa opposizione. In questo senso ho parlato di necessità di evitare la balcanizzazione del Paese. Il fatto è che anche Bossi e Miglio fanno molta confusione, accelerano o frenano. Io però penso che a forza di evocare il peggio... poi alla fine fermare l'automobile avviata può diventare molto difficile. E quei militari che non la pensano così e sarebbero fedeli, come dice Miglio, alla Lega nord, sono da considerare ai miei occhi, ma non solo ai miei, dei traditori e niente altro» (citato dal quotidiano Il Giornale di domenica 10 ottobre 1993, p. 6). Tali dichiarazioni diedero luogo, tra l'altro, anche ad uno specifico intervento dell'allora ministro della difesa Fabbri, che di fatto biasimò una simile presa di posizione da parte del Capo di Stato Maggiore.
A seguito delle dichiarazioni del generale il deputato Maroni, che peraltro all'epoca ricopriva l'incarico di capogruppo della Lega Nord alla Camera dei deputati, ritenne di proferire alcuni commenti critici nei confronti del medesimo, che furono riportati dai principali organi di informazione.
In particolare, il deputato Maroni avrebbe definito il generale «un golpista sudamericano», «uno squilibrato che sbraita e basta», «un generale buono per giocare a Risiko», «un personaggio di Linus», nonchè «un fanfarone», che «neppure sul tavolo da gioco è capace a fare la guerra».
Più oltre, nel prosieguo di una polemica che ebbe a coinvolgere anche il generale Incisa di Camerana, il deputato Maroni ebbe a proferire commenti critici anche nei confronti del citato generale richiamando, peraltro, le frasi già utilizzate nei confronti del generale Canino.
Per tale ultimo episodio la Camera si è già pronunciata nel senso dell'insindacabilità, su conforme proposta della Giunta, con deliberazione del 20 gennaio 1998, con riferimento ad un procedimento civile iniziato dal medesimo generale Incisa di Camerana (cfr. A.C. doc. IV-quater n. 18).
Con riferimento al caso di specie, la Giunta si è occupata della questione nella seduta del 27 gennaio 1999, ascoltando anche il deputato Maroni.
La Giunta, pur valutando con attenzione il fatto che un simile linguaggio costituisce una offesa particolarmente grave per una persona che ricopra l'alto ufficio di Capo di Stato Maggiore dell'esercito, ha ritenuto tuttavia prevalente la considerazione del fatto che le dichiarazioni del collega Maroni si inseriscono in un contesto prettamente politico ed hanno per contenuto valutazioni di tipo essenzialmente politico.
È appena il caso di sottolineare, infatti, che compito della Giunta non è quello di soffermarsi sulla sussistenza o meno dell'ipotesi di reato, ma piuttosto quello di verificare la possibilità che determinati fatti, che di per sè costituirebbero reato, vengano scriminati dalla natura politico-parlamentare delle affermazioni rese, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Nel caso di specie il linguaggio adoperato dal collega Maroni, sia pure particolarmente colorito e pungente, appare, in senso lato, funzionale alla polemica politica sostenuta dalla sua parte nei confronti di un intervento del Capo di Stato Maggiore, che se anche non è da considerare un intervento politico propriamente detto, lo diventa, viceversa, se si pone mente al contesto nel quale è stato pronunciato.
Per questi motivi la Giunta, a maggioranza, ha deliberato di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Enzo CEREMIGNA, Relatore.
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