Doc. IV-quater, n. 48





Onorevoli Colleghi! La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Vittorio SGARBI con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Bergamo (n. 114/97 R.G.G.I.P.).
Il capo di imputazione contestato consiste nell'ipotesi di reato di cui agli articoli 595, primo, secondo e terzo comma, 61 n. 10 del codice penale, 30 e quarto e quinto comma della legge 6 agosto 1990 n. 223, anche in relazione all'articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (diffamazione col mezzo della stampa, aggravata) per avere, asseritamente, nel corso del programma televisivo «Sgarbi Quotidiani», trasmesso da Canale 5 il giorno 14 novembre 1996, offeso la reputazione del dottor Antonio Di Pietro, allora sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, oggi senatore della Repubblica.
Nel dettaglio, le frasi contenute nel capo di imputazione sono le seguenti: «... tutelare i potenti, tornasse come atteggiamento che invece era stato abbandonato, eliminando gli intoccabili arrivando ad indagare in sequenza drammatica, in questi anni, tutti i potenti della prima repubblica Andreotti, Forlani, Craxi, indagati, condannati, la condanna definitiva a Craxi. Una situazione in cui nessuno era al di sopra di ogni sospetto, nessuno poteva rivendicare meriti, dignità, perché le indagini su di lui si fermassero, insomma il porto delle nebbie, gli insabbiamenti delle indagini, tutto quello che ha dominato l'Italia del dopo guerra era stato spazzato via dalle inchieste di questi ultimi anni. Però improvvisamente sorgevano nuovi poteri capaci di attutire l'urto del diritto. Il primo: Scàlfaro. Non ci sto. E mentre tutti cadevano, Scàlfaro, che aveva preso 100 milioni al mese come Ministro dell'interno per affari riservati, senza spiegare come ad ogni altro era richiesto cosa ne avesse fatto, chiedeva 1'impunità, non l'irresponsabilità del Presidente della Repubblica, che è irresponsabile, ma 1'impunità per ciò che aveva fatto come Ministro dell'Interno. Impunità che non vuoi dire che Scàlfaro sia disonesto, vuoi dire che è reticente, che ha ritenuto di dover non far sapere come avesse speso quei denari, accertato che li aveva presi. Abbiamo quindi un nuovo intoccabile. Il secondo: Prodi. Vedete come quelli che comandano sono tutelati, protetti da una censura o autocensura dell'azione giudiziaria. E perché dico Prodi? Perché Prodi era come Nobili, era come Cagliari, un grande dirigente di Stato sospettato di aver dato soldi ai partiti come Cagliari che si è ucciso, come Nobili che è stato in carcere tre mesi. Prodi viene interrogato da Di Pietro, Di Pietro gli urla contro, Prodi va a protestare da Scàlfaro, esce dall'inchiesta, ma un'ora di carcere, neppure un avviso di garanzia. Strano: in un sistema in cui tutti i dirigenti di Stato pagavano i partiti, Prodi era come la vispa Teresa, niente, lui non ne sapeva niente, non vedeva niente, si sapeva che gli chiedevano dei soldi ma non sapeva nulla. Odiava però Di Pietro che lo aveva trattato come un indagato comune. E protestava contro Di Pietro, protestava contro Di Pietro con tale efficacia da fermare Di Pietro, il quale non si è fermato soltanto davanti a Pacini Battaglia, badate bene, cosa di cui oggi tutti parlano, si è fermato anche davanti a Prodi, cosa di cui oggi non parla nessuno, e più grave si è fermato davanti al suo attuale Presidente del Consiglio, il quale guarda caso, lo ha chiamato a fare il Ministro. Mi pare che reato più evidente non vi sia. Io quel magistrato non ti inquisisco, non ti arresto, quando esco dalla Magistratura e sono sulla piazza io, uomo ritenuto di destra, aspetto che elezioni finiscano, guardo chi vince e mi faccio chiamare da Prodi, quello che io non ho mandato in carcere. Prodi mi chiama perché sa che io so, be' mi pare che non vi sia una cosa più trasparente di questa. Io non l'ho indagato, lui mi chiama, con il potere dello Stato, a fare il Ministro dei Lavori Pubblici. Mi pare una cosa enorme, altro che Pacini Battaglia. Su questo si indaghi. Perché l'indagato, anzi il pre-indagato Prodi, che piange quando Di Pietro lo interroga, che urla quando Di Pietro lo interroga, che protesta contro Scàlfaro ed esce dall'inchiesta e unico dirigente di Stato risulta non aver dato soldi ai partiti quando tutti li davano e tutti sono stati indagati e Cagliari è morto. Ecco, a quel punto, tutto fermo, Prodi: vieni da me, ti sei comportato bene, io ti chiamo, anche se sei un ragazzo un po' bizzarro, a fare il Ministro: non saresti il Ministro perfetto perché non sei un tecnico, né della giustizia tanto meno dei Lavori pubblici, quindi perché ti chiamo? Ti chiamo perché sei Di Pietro, perché sei popolare, perché non mi hai messo in galera. Questa è la verità traumatica e terribile: quindi Scàlfaro intoccabile, Prodi intoccabile, Di Pietro vicino a loro, intoccabile. Fino a ieri tutti erano convinti. Mentre io dicevo: è impossibile per un minimo di coerenza che non gli arrivi neanche uno straccio di avviso di garanzia. Non perché io creda che lui sia colpevole, assolutamente no, però un avviso di garanzia, a garanzia sua, gli dicano che stanno indagando. No, no, no ormai lui è uscito, come è uscito, tutti nel Parlamento eh se la cava, come se la cava? Se la cava come un Andreotti qualunque nel 1980, toh, se la cava come un Forlani nel 1984, toh, se la cava? Eh be', ma no, lui cavarsela? Non sarebbe dignitoso. Lui che cerca di farsi tutelare?, Ma non è possibile. Lui che cerca copertura dai politici che ha odiato, da D'Alema indagato, perché a scrivere la lettera di solidarietà a Di Pietro è D'Alema indagato, è indagato anche D'Alema, una cricca di indagati pre-indagati, indagabili, tutelati dal potere. E cosa fanno? Si scrivono le lettere, si garantiscono a vicenda e guarda caso Prodi questa mattina dà la sua solidarietà a Di Pietro. E dice che io ho piena fiducia nella sua innocenza. Un tempo si diceva ho piena fiducia nei magistrati, adesso no, ho piena fiducia negli indagati. Non si è mai vista una cosa del genere. È Di Pietro, quindi ho piena fiducia, come ho piena fiducia? Ma certamente Di Pietro non si deve dimettere da Ministro per me, ma si deve dimettere per sé, per la sua logica, l'ho detto in Parlamento tre settimane fa, quattro settimane fa, non io lo chiedo, la sua coscienza glielo deve imporre, ciò che egli ha preteso dagli altri, deve pretenderlo da sé, non chiedere garanzie, tutele, lettere, letterine, raccomandazioni, protezioni, tutele da Scàlfaro, da D'Alema, dagli indagati, da Prodi. Ma non si vergogna di pretendere da loro ciò che contraddice la sua esistenza? Lui deve sentire come una spinta dalla coscienza il desiderio di dimettersi, deve almeno come Cusani presentarsi e dire: eccomi qua, sono indagato per corruzione, concussione, falso ideologico e faccio il Ministro. Io, ma mi vergogno di me stesso, lui dovrebbe dire, per me può fare il Ministro, per me può farlo benissimo. "Di Pietro indagato per corruzione (Il Tempo)". Questo titolo dovrebbe bastare per testimoniare quanto abbiamo detto in tanti anni. E non sappiamo se sia vero che è corrotto. Guardiamo ancora quella pagina. Gli altri giornali sono reticenti, non lo dicono fino in fondo. Dicono "Di Pietro e il Pool indagati, coperture a Pacini", coperture a Prodi Ho tentato di ricostruire quanto è accaduto in questi giorni. A partire dal 2 novembre ... .... La stampa "Di Pietro indagato a Brescia", la Repubblica: "Di Pietro è indagato"... «Di Pietro indagato a Brescia» (Messaggero), un fatto geografico, non è indagato, è indagato a Brescia, non si dice l'argomento, si dice il luogo, indagato a Brescia, indagato a Forlì, indagato a Ravenna, indagato, indagato a Brescia, non diciamo perché. Anche qui indicazione geografica "Di Pietro indagato a Brescia" (La stampa) (Corriere) ...! Ma perché, per corruzione. E può tollerare un magistrato, un PM di essere indagato per questo continuando a fare il Ministro? Mi sembra, non mi sembra per lui dico, certo è bene che stia, anzi meglio un Governo con un indagato, è più bello, così possiamo dire Governo ladro, non perché Di Pietro abbia a che fare qualcosa con la corruzione, ma perché c'è il sospetto, è bello avere l'equivalente di un Pomicino, di un De Lorenzo nel Governo Prodi. È bello. Cosa ha cercato di fare in questi giorni Di Pietro? Guardate dal 2: "(Corriere della Sera)" Coperture dal Pool, Pacini non mentiva (2 nov.)". E allora subito "Di Pietro attacca gli 007 della Finanza". E siamo al 3 novembre. "Fiamme gialle - Pool nuovi veleni". E siamo al 5 novembre .... il 6: "D'Alema difendo Di Pietro". Il giorno che il PM Cardino va a Parma per incontrare i magistrati di Brescia, guarda caso D'Alema scrive la sua letterina. L'indagato D'Alema scrive al collega indagato Di Pietro". "Di Pietro denuncia gli ufficiali del Gico. E Tonino a Venezia si scaglia contro tutti". Non contento, non vuole lasciare che i magistrati facciano il loro lavoro, protesta, urla, va all'Assise dei sindaci e racconta le sue storie private, denuncia, denuncia questo e quello. Improvvisamente l'8 novembre "Di Pietro indagato? tam tam di voci e smentite. Verbali di Pacini, incontro segreto del PM Cardino con un collega di Brescia". E siamo all'8. Già si sa che c'è un avviso che sta muovendosi. E allora a quel punto il super protettore: "Scàlfaro ai magistrati: troppi errori". Eh, mandate un avviso a ...., state preparando un avviso per Di Pietro? Troppi errori. E allora "Firenze: silurato il capo dei Gico". Tutto per proteggerlo, prima cacciato Salamone, poi la tutela di D'Alema, poi la tutela di Scàlfaro, poi cacciato il capo dei Gico, nonostante questo Di Pietro indagato per corruzione... ...».

La Giunta ha esaminato la questione nella seduta 27 maggio, del 10 e del 17 giugno 1998, ascoltando, com'è prassi, l'onorevole Sgarbi.
La Giunta ha rilevato che le frasi proferite dal deputato in questione - sia pure caratterizzate dalla tradizionale veemenza oratoria che caratterizza le prolusioni del collega Sgarbi nell'ambito della sua trasmissione televisiva - costituiscono un giudizio ed una critica di natura sostanzialmente politica su fatti e circostanze che all'epoca erano al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica nonché del dibattito politico-parlamentare. Ciò sia pure in assenza di un collegamento specifico con atti o documenti parlamentari, che comunque deve ritenersi implicito, attesa l'ampiezza e la diffusione che ha avuto il dibattito sul tema.
Per questi motivi la Giunta, a larga maggioranza, ha deliberato di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Filippo BERSELLI, Relatore.


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