Onorevoli Colleghi! - Con lettera del 1o giugno 1998, l'onorevole Sergio Sabattini ha chiesto al Presidente Violante che la Camera dei deputati valuti se, a riguardo di una richiesta di risarcimento di danni avanzata nei suoi confronti dal dottor Antonio Gustapane, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bologna, ricorrano gli estremi per l'applicazione del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
Il dottor Gustapane, in effetti, il 6 novembre 1997 ha provveduto a far notificare all'onorevole Sabattini, e ad altri, un atto di citazione in cui lamenta che sia stata innescata una campagna diffamatoria nei propri confronti, con riferimento all'inchiesta conosciuta come «caso Agripolis». Tale campagna diffamatoria avrebbe preso sostanza tramite articoli e dichiarazioni di persone diverse, pubblicati in più occasioni da alcuni organi di stampa; gli uni e le altre avrebbero leso diritti quali quelli all'onore, al decoro, alla reputazione e all'identità personale e professionale. Il dottor Gustapane individua gli organi di stampa, gli autori degli articoli e delle dichiarazioni e così cita in giudizio i quotidiani «la Repubblica» e «Mattina Bologna», le rispettive società editrici, i direttori responsabili Ezio Mauro e Antonio Zollo, nonché Mauro Alberto Mori e Sergio Sabattini. La richiesta dell'attore è che, a compenso dei danni patrimoniali e non patrimoniali subìti, gli venga riconosciuto un risarcimento di complessivi 400 milioni di lire, anche in forza dell'articolo 12 della legge 47/48.
L'inchiesta cosiddetta «Agripolis» riguarda una società a capitale misto, versato dal comune di Bologna e da altri nove comuni del circondario, nonché da società private, alcune delle quali aderenti alla Lega delle Cooperative. Le responsabilità contestate attengono alle strategie aziendali - «inadeguate e incomplete» nell'ipotesi accusatoria - e il ripiano del bilancio della società medesima, disposto al fine di scongiurare un possibile fallimento. Le vicende, dal punto di vista amministrativo si presentano assai complesse, ma qui non interessa ricostruirle. Interessa, invece, ricordare che per esse sono state sottoposte a procedimento penale per varie ipotesi di reato, tra cui peculato e falso in bilancio, molte persone che nel corso degli anni han fatto parte del Consiglio di amministrazione di «Agripolis» e che fra questi vi erano alcuni amministratori del PCI, prima, del PDS poi.
Da quel che risulta la maggior parte dei reati contestati è stata poi derubricata ad abuso d'ufficio e la Corte dei conti ha concluso con un proscioglimento il procedimento di responsabilità contabile che aveva a suo tempo avviato. Oggi, ad ogni modo, sembra che la maggior parte degli inquisiti sia stata assolta, almeno stando alle fonti giornalistiche, dato che la Camera non possiede gli atti ufficiali, né ha per essi alcun interesse.
È utile chiarire che l'onorevole Sabattini, il solo di cui ci si debba occupare in questa sede, non è e non è stato mai indagato in questo procedimento. Le vicende che lo riguardano si riferiscono ai giudizi da lui formulati sulle indagini condotte dal dottor Gustapane.
Sarà bene ricordare che nel maggio 1997 fu disposta una perquisizione presso la sede della Federazione di Bologna del PDS; motivo di tale provvedimento era costituito dal fatto che il magistrato inquirente ricercava documenti relativi ad una riunione che si sarebbe svolta dieci anni prima, l'11 marzo 1987, nella sede storica del PCI bolognese, in via Barberia. In tale riunione i dirigenti provinciali dell'allora PCI avrebbero concordato ciò che si sarebbe dovuto fare al fine di evitare il fallimento di «Agripolis».
Non è dato capire se per caso fortuito o per scelta preordinata, la perquisizione è avvenuta proprio in una mattina in cui presso la Federazione di via Beverara, ove si era trasferito nel frattempo il PDS, erano stati convocati numerosi giornalisti per una conferenza stampa su temi di attualità politica. Di qui le reazioni dei dirigenti del partito, tra i quali Sabattini.
Nella sua citazione il dottor Gustapane richiama l'attenzione su molte di tali reazioni, espresse in alcuni articoli di stampa, ma a quest'Aula interessa solo quanto contestato all'onorevole Sabattini.
Si tratta di tre articoli pubblicati, il primo in data 14 maggio 1997, su «Mattina Bologna», il secondo nella stessa data, pubblicato su «la Repubblica», il terzo, apparso ancora su «Mattina Bologna» il 21 giugno dello stesso anno.
In relazione al primo articolo - un'intervista a Sabattini - il dottor Gustapane si duole per una frase in cui Sabattini asseriva: «tale atto (scl. la perquisizione) appare solo formalmente rivestito della qualità di atto giudiziario, mentre in realtà ingerisce con strumenti inquisitori in attività costituzionalmente tutelate». Il sostituto procuratore accusa Sabattini di creare una artificiosa confusione, paragonando il caso «Agripolis» ad altri che non hanno alcuna attinenza. Gli rimprovera, inoltre, di avere ipotizzato che l'inchiesta venisse condotta con l'intento di nuocere al PDS e ciò in quanto il Sabattini, nel corso dell'intervista, aveva affermato che: «...non si sono trovati altri riscontri alle accuse. Non va dimenticato, infatti, che questa inchiesta trae origine da una interrogazione parlamentare, avanzata nel '95 dal coordinatore di AN, Gasparri. Contro di noi c'è solo fumo. «Tutto ciò - asserisce Gustapane - tende a dipingerlo come longa manus di uno schieramento politico.
Come si è detto, lo stesso giorno appare su «la Repubblica» un articolo (non firmato) che si occupa dello stesso argomento. In questo caso, la frase incriminata, sempre dell'onorevole Sabattini, è la seguente: «Mi sono rotto le scatole di magistrati o altri organi della giustizia che pensano di potere e dovere giudicare di cosa possa discutere un partito... Il fatto è che ci sono molte cose strane: la perquisizione, l'interpellanza di Gasparri, il lungo tempo dell'inchiesta. Ripeto, ho l'impressione che ci troviamo di fronte ai soliti veleni.».
Quanto all'articolo su «Mattina Bologna» del 21 giugno 1997, firmato da Sabattini, il dottor Gustapane lamenta che ancora una volta si tenda a confondere le acque, paragonando l'inchiesta «Agripolis» ad altre vicende giudiziarie che hanno riguardato il PCI e il PDS bolognese e sostenendo che l'inchiesta ha preso avvio da una interrogazione di AN. La riprova dell'intento diffamatorio di Sabattini sarebbe ulteriormente dimostrata dall'affermazione in cui si dice che: «...colpisce la similitudine di questo procedimento con il teorema sperimentato inutilmente da anni a Venezia».
Questi gli elementi che stanno alla base della richiesta di risarcimento del danno.
Se si esaminano le dichiarazioni sottoposte a censura, si può osservare che un gruppo di esse tende a sottolineare una convinzione politica di Sabattini, il quale rivendica il diritto dei partiti politici di discutere ciò che più ritengano opportuno, senza che ciò possa essere sindacato dall'autorità giudiziaria, né possa costituire oggetto di inchiesta giudiziaria. Si tratta, dunque, di una critica rivolta non all'inchiesta in sé, bensì ad uno specifico aspetto di essa, in particolare quello che tende a connettere l'interessamento in sede politica per problemi riguardanti l'amministrazione di Bologna e di altri comuni alla commissione di eventuali reati.
Un altro gruppo di affermazioni è costituito dal richiamo ad altri episodi, che evidentemente Sabattini giudica analoghi, quanto a metodologia dell'indagine. Ma tale richiamo serve non a confondere l'inchiesta «Agripolis» con altre inchieste, ma semmai a chiarire, con degli esempi, come la magistratura rischi di incorrere in errori quando, appunto, tenti di esercitare un sindacato nell'ambito che è proprio dell'attività dei partiti.
Resta un terzo gruppo di dichiarazioni, che costituiscono, fra tutte, la più grave ragione di doglianza, giacché con esse si sarebbe insinuato che il dottor Gustapane si sarebbe mosso su impulso di un atto politico dell'onorevole Gasparri. A tal proposito si deve osservare che la stampa aveva riportato a più riprese l'interrogazione dell'onorevole Gasparri riguardante «Agripolis», per cui l'onorevole Sabattini ben poteva essersi convinto che l'azione penale potesse aver preso le mosse da quest'atto, cosa che, se fosse vera, non implicherebbe per niente che il dottor Gustapane abbia agito quale longa manus di AN. Infatti, se Gasparri nel suo atto di sindacato ispettivo aveva ipotizzato la possibile violazione della legge penale, l'interrogazione sarebbe diventata per il pubblico ministero nient'altro che la fonte di una notitia criminis, a fronte della quale avrebbe non solo potuto, ma dovuto esercitare l'azione penale. È del tutto evidente che il senso delle dichiarazioni di Sabattini concernenti questo aspetto è di sottolineare che, posto che fosse quella, o anche quella, la fonte dell'accusa, essa doveva essere considerata quanto meno sospetta, trattandosi di un avversario politico. D'altronde, è lo stesso Gasparri che si dichiara convinto che l'inchiesta abbia avuto impulso dalla sua interrogazione, visto che, in data 10 luglio 1997, in un articolo su «La Nazione» scrive: «A seguito di una mia interrogazione, proprio molti esponenti del PDS di Bologna venivano rinviati a giudizio per lo scandalo "Agripolis". Dobbiamo pensare che questo articolo sia sfuggito al dottor Gustapane, perché altrimenti avrebbe dovuto, in applicazione della medesima logica, citare in giudizio anche l'onorevole Gasparri».
Si deve, infine, ricordare che, in data 15 maggio 1997, l'onorevole Sabattini ha presentato una interrogazione che contiene considerazioni del tutto coincidenti con quelle riportate dagli organi di stampa.
In base alle considerazioni esposte, la Giunta per le autorizzazioni a procedere propone all'Assemblea di dichiarare che le opinioni espresse dall'onorevole Sabattini, per le quali è in corso un'azione giudiziaria per risarcimento dei danni, sono insindacabili ai sensi dell'articolo 68, comma 1, della Costituzione.
Giovanni MELONI, Relatore.
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