Doc. IV-quater, n. 39





Onorevoli Colleghi! - La Giunta rife- risce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Amedeo MATACENA con riferimento ad un procedimento penale pendente presso il Tribunale di Reggio Calabria (n. 662/97 R.G.N.R.).
Il capo di imputazione contestato all'onorevole Matacena consiste nell'ipotesi di reato di cui agli artt. 595, commi 2 e 3 del codice penale, 13 e 21 della legge n. 47 del 1948 (diffamazione col mezzo della stampa). La fattispecie di reato ipotizzato consiste nel fatto che con una comunicazione pubblicata sul "Quotidiano" del 26 marzo 1997, il deputato in questione asseritamente avrebbe reso noto che il padre, armatore, aveva presentato un esposto al Comando Provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria volto ad accertare «se il pubblico ministero nazionale Vincenzo Macrì avesse o no titolo a percepire la diaria che normalmente compete ai funzionari dello Stato che vengono distaccati in luoghi dove non hanno alcuna dimora». «Matacena senior - proseguiva l'articolo - fa riferimento al fatto che il magistrato alla data del 17 aprile 1993 era residente a Reggio Calabria. E per dimostrare che la residenza in città dura tuttora, tocca il tasto del servizio di vigilanza attorno all'abitazione del magistrato, argomento che per le forti critiche fatte in passato sono costate all'anziano armatore una condanna per diffamazione del giudice Macrì. L'armatore riporta la risposta del Ministro di grazia e giustizia ad un'interrogazione del figlio deputato. Il Ministro informa che Macrì è stato applicato alla procura distrettuale reggina tra il 15 marzo 1993 ed il 20 gennaio 1995 e «ha percepito la sola diaria di 46 mila lire al giorno oltre al rimborso del viaggio». Il Procuratore nazionale - dice il ministro - ha riferito che i magistrati di quell'ufficio dimorano di fatto a Roma, e percepiscono l'indennità di missione allorché svolgono attività fuori dell'ordinaria sede di servizio e del luogo di abituale dimora». Tutto ciò asseritamente offendendo la reputazione del sostituto procuratore nazionale antimafia, Vincenzo Macrì, e, come recita il capo di imputazione, «evocando maliziosamente il sospetto della perpetrazione, da parte di questi, di una truffa continuata ai danni dell'erario».
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 28 ottobre 1998, ascoltando, peraltro, l'onorevole Matacena.
Vale la pena di riepilogare brevemente i fatti nella loro successione cronologica: in data 31 luglio 1996 l'onorevole Matacena presentava un'interrogazione parlamentare (n. 4/02698) per chiedere conto al Presidente del Consiglio dei ministri e al ministro di grazia e giustizia del fatto che «al dottor Macrì, sostituto procuratore antimafia applicato alla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria è stato corrisposto il pagamento di missione pur essendo il medesimo residente a Reggio Calabria dove, peraltro, ha pure l'abitazione propria». A tale interrogazione il ministro di grazia e giustizia forniva risposta in data 3 aprile 1997, nei termini sostanzialmente riferiti nel comunicato pubblicato sul giornale. A seguito di tale risposta, il padre dell'onorevole Matacena trasmetteva un esposto al comando dei carabinieri che traeva spunto dall'interrogazione presentata dal figlio e dalla relativa risposta. Infine, nell'articolo «incriminato» l'onorevole Matacena dava notizia di tale iniziativa, riepilogandone, peraltro, gli antefatti e commentando la risposta del ministro.
Dalla breve illustrazione dei fatti sopra riportata risulta evidente che l'antecedente logico di tutta la vicenda è costituito da un atto di sindacato ispettivo presentato dall'onorevole Matacena. Tutto il resto, dall'iniziativa del padre all'articolo del giornale, si connette inscindibilmente con tale atto parlamentare. Da ciò deriva, ha ritenuto la Giunta, che anche la successiva pubblicazione dell'articolo sul giornale costituisce una divulgazione di un'attività parlamentare e, per ciò stesso, un comportamento scriminato ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione.
Per tali motivi la Giunta, nella sopra citata seduta, ha deliberato di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Filippo BERSELLI, Relatore.


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