Doc. IV-quater, n. 14





Onorevoli Colleghi! - Con lettera del 7 luglio 1997 il deputato Tiziana Maiolo ha segnalato alla Presidenza della Camera - osservando la prassi da ultimo consolidatasi con riferimento ai princìpi espressi più volte dalla Corte costituzionale in materia di insindacabilità (da ultimo, con la sentenza n. 265 del 1997) - la pendenza di un procedimento penale nei suoi confronti presso l'ufficio del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino, per il reato di diffamazione col mezzo della stampa in danno dell'onorevole Pino Arlacchi, già senatore della Repubblica.
Il procedimento trae origine da un articolo pubblicato sul quotidiano La Stampa del 4 novembre 1995 a firma della giornalista Maria Teresa Meli dal titolo: «Ora attaccano il Cavaliere; Maiolo: "è Arlacchi che mi vuole male"», nell'ambito del quale figuravano le seguenti frasi, attribuite, tra virgolette, al deputato Maiolo: «non bisogna piuttosto pensare che qualche politico abbia fatto il giro delle procure calabresi, orientando, brigando, perché poi scattasse questa inchiesta?» Ed ancora, rispondendo alla domanda del giornalista: «ma chi sarebbe il politico che avrebbe voluto coinvolgerla?» «Chi volete che sia? Pino Arlacchi».
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 24 settembre scorso procedendo altresì all'audizione dell'onorevole Tiziana Maiolo. In tale contesto il deputato in questione ha fatto presente di non aver concesso in quell'occasione un'intervista esclusiva a La Stampa ma di aver rilasciato alcune dichiarazioni nell'ambito di una conferenza stampa tenuta presso la Camera, in occasione dell'invio a lei e al collega Sgarbi di un avviso di garanzia per concorso esterno per associazione mafiosa da parte della procura di Palmi (indagine successivamente rivelatasi, com'è noto, del tutto priva di fondamento). Precisa inoltre di non aver fatto espressamente il nome dell'ex senatore Arlacchi, ma che tale nome ha ritenuto di arguire la giornalista interpretando il suo pensiero. Ha precisato, infine, che le sue dichiarazioni rientrano in un più ampio contesto politico di denuncia di certi metodi di indagine adottati dalla magistratura ed in particolare dell'uso politico della pubblica accusa.
Dai chiarimenti forniti dall'onorevole Maiolo nonché dall'esame dell'articolo di quotidiano dal quale si origina il procedimento emerge con grande chiarezza il contesto politico nel quale occorre collocare le dichiarazioni dell'onorevole Maiolo. Indipendentemente dalla loro veridicità o meno (cioè dal fatto che siano state proferite effettivamente dalla Maiolo o ricostruite arbitrariamente dalla giornalista), che è questione che non rientra nella competenza della Giunta, la medesima ha tuttavia ritenuto, a larga maggioranza, che il luogo (la sala stampa della Camera), l'oggetto e il contesto delle dichiarazioni possono pacificamente condurre a ritenere le medesime «coperte» dalla prerogativa di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Ciò secondo una «giurisprudenza» oramai costante della Giunta stessa, che ha trovato riscontro anche in numerose deliberazioni dell'Assemblea.
Per questi motivi la Giunta propone all'Assemblea che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Enzo CEREMIGNA, Relatore.


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