Onorevoli Colleghi! - Con ordinanza del 23 novembre 1995 il tribunale di Brescia rimetteva, ex articolo 68 della Costituzione, alla Camera dei deputati gli atti relativi al processo contro l'onorevole Vittorio Sgarbi per i fatti che di seguito si enunciano concernenti il reato di diffamazione a mezzo stampa.
Un comunicato, reso in data 14 luglio 1994 dai sostituti procuratori Di Pietro, Davigo, Colombo, così concludeva: «Abbiamo informato il procuratore della Repubblica della nostra determinazione di chiedere al più presto l'assegnazione ad altro incarico».
Nei giorni successivi l'onorevole Sgarbi rilasciava ai quotidiani nazionali (Indipendente, Corriere della Sera, l'Unità, la Repubblica, Il Giorno, La Stampa) le seguenti dichiarazioni: «Sono criminali, se ne vadano!» - «Sono degli assassini, se ne vadano pure». - «Di Pietro, Colombo, Davigo e gli altri sono degli assassini che hanno fatto morire della gente ed è giusto che se ne vadano. Vadano anzi in Chiesa a pregare per tutta quella gente che hanno fatto morire... hanno tutte queste croci sulla loro coscienza». - «Ringrazino Iddio che con questo decreto (Biondi) eviteranno loro stessi il carcere per tutti gli assassini che hanno commesso». - «Morte a Di Pietro». - «Non intendo cambiare neppure il tono, il senso di quella frase. Non intendo dire che era una metafora, che volevo dire un'altra cosa, che mi riferisco alla questione morale. Ho detto assassini e lo confermo. Dico morte a Di Pietro quando Di Pietro porta a morte». - «Vengano sottoposti a provvedimenti disciplinari e arrestati». - «Assassini.., sono un'associazione a delinquere con libertà di uccidere che mira al sovvertimento dell'ordine democratico».
La difesa dell'onorevole Sgarbi sostiene che le parole dette erano strettamente collegate con le discussioni sul cosiddetto decreto Biondi e quindi furono pronunciate nell'ambito delle funzioni parlamentari esprimendo giudizi connessi al mandato.
La Giunta per le autorizzazioni a procedere nella seduta del 10 luglio 1996 ha ritenuto che le espressioni usate dall'onorevole Sgarbi non possono essere ricomprese nell'invocata garanzia parlamentare. Né il contesto di grande rilievo politico che era presente in quei giorni connesso con il cosiddetto decreto Biondi, né il fatto che tali argomenti fossero l'oggetto di accesi scontri politici, possono essere ritenuti idonei ad ottenere la tutela delle guarentigie. Tali concetti ed espressioni, nella loro palese e inaudita gravità, travalicano ampiamente ogni lato limite pur concesso al parlamentare. Di qui la decisione di ritenere la sindacabilità.
Franco RAFFALDINI, Relatore.
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