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Doc. XXIII n. 57


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PREMESSA

La Relazione conclusiva dei lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari si apre con una descrizione analitica dell'attività che la Commissione stessa ha svolto nel corso della XIII legislatura, nell'ambito delle diverse strutture interne in cui essa si articola: sede plenaria, Ufficio di Presidenza e singoli Comitati, nonché attraverso le numerose missioni che la stessa Commissione ha compiuto.
Le proposte avanzate dalla Commissione e illustrate nella parti successive della Relazione si concentrano, in sede di analisi, sui profili di discontinuità del fenomeno mafioso, con riferimento sia alle caratteristiche strutturali delle organizzazioni criminali sia alle esigenze di contrasto da parte della magistratura e delle forze di polizia.
È innegabile che si sono ottenuti risultati importanti sul piano delle conoscenze del fenomeno mafioso e della cattura di molti esponenti dei vertici delle varie organizzazioni mafiose; con la stessa chiarezza bisogna affermare che il fenomeno mafioso mantiene altissimi livelli di pericolosità per la nostra convivenza civile e per la struttura economica e democratica del nostro Paese, e, oggi, dell'intero contesto internazionale.
Le organizzazioni criminali sono, infatti, sempre più in grado di mutare velocemente ed efficacemente le proprie caratteristiche organizzative e di strategia operativa; tutto ciò nasce dal loro tentativo di sfruttare al massimo grado le opportunità offerte dalla evoluzione degli scambi commerciali e finanziari e dalla maturazione di nuovi mercati dove sperimentare nuovi interessi illeciti, ampie possibilità di reperimento di "mano d'opera", nonché nuove alleanze, o comunque nuovi rapporti, con formazioni criminali emergenti anche di origine straniera.
Tale mutamento di caratteristiche organizzative e di strategia operativa è motivato, inoltre, dall'esigenza di dover rispondere in maniera repentina e mirata alle iniziative e all'attività di contrasto che le Istituzioni, a tutti i livelli, hanno posto in essere negli anni passati. Anche da questo versante, le organizzazioni mafiose dimostrano tutta la propria pericolosità ed efficienza criminale, tentando di passare da una strategia incentrata sullo scontro frontale con lo Stato ad un'altra strategia che privilegia maggiormente, all'opposto, un metodo di convivenza con le strutture legali della società, magari anche attraverso una gestione più "politica" che militare degli interessi contrapposti.
Uno degli aspetti di più attuale e innovativa pericolosità delle organizzazioni criminali su cui la Commissione ha ritenuto di doversi soffermare in sede di Relazione conclusiva è quello rappresentato dal pericolo derivante dall'infiltrazione della criminalità organizzata nell'economia; l'enorme quantità di ricchezza accumulata attraverso le attività illecite e le opportunità offerte dalle nuove tecnologie pongono le premesse per una intensa attività di riciclaggio in grado di inquinare


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vasti settori dell'economia legale e di attrarli così nel circuito criminale a cui originariamente erano estranei. Le attività di estorsione, alle quali si dedicano pressoché tutte le organizzazioni criminali, nonché quelle di usura, cui sono dedite solo alcune organizzazioni criminali e solo in alcune aree, sono poi in grado di falsare in vaste zone del Paese il dispiegarsi delle regole del libero mercato dei beni, dei servizi e del lavoro, incidendo in modo distorsivo sui costi di tutti e tre i fattori, nonché sulla qualità dei beni e dei servizi.
Il lavoro svolto dalla Commissione durante la XIII legislatura ha, inoltre, evidenziato la pericolosità dell'affermarsi in Italia delle cosiddette "nuove mafie" provenienti soprattutto dall'Est europeo e dal continente asiatico. Tali organizzazioni criminali appaiono, infatti, già prepotentemente inserite in diversi settori delle attività criminali tradizionali e si dimostrano soprattutto capaci di differenziare i propri interessi attraverso lo sviluppo di ulteriori attività illecite quali la tratta degli esseri umani. Proprio la pericolosità di tali organizzazioni criminali e la convinzione che l'attuale fase di accumulazione di ricchezza da parte di queste ultime sarà seguita da un'attività di "reinvestimento" dei profitti illeciti e quindi dal loro ingresso nel circuito finanziario e commerciale, ha dato motivo alla Commissione di presentare, anche in tale ambito, proposte normative e amministrative che mirano a dotare la magistratura e le forze dell'ordine di strumenti di contrasto simili a quelli già utilizzati per la lotta alle mafie tradizionali.
È, peraltro, opinione della Commissione che l'azione di contrasto nei confronti della criminalità straniera non debba significare l'identificazione tra fenomeno criminale e immigrazione.
Tale quadro dei fenomeni criminali e la conoscenza della loro capacità di mutare caratteristiche, mantenendo sempre costante il livello di pericolosità, permette alla Commissione di avanzare, infine, con convinzione, una proposta complessiva di lotta alla criminalità nella quale, al momento repressivo-giudiziario (formalizzazione di un sistema di "doppio binario" normativo ed amministrativo per la lotta alla criminalità organizzata, rafforzamento degli apparati investigativi) e repressivo-finanziario (aggressione ai patrimoni mafiosi) si affianchi il momento preventivo della formazione sociale alla legalità.
Il lavoro svolto dalla Commissione è, infine, anche il risultato di un intenso e proficuo rapporto con i rappresentanti della magistratura, in particolare delle Direzioni distrettuali antimafia, delle Prefetture, della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di finanza, della Direzione investigativa antimafia e della Polizia penitenziaria, nonché del mondo del volontariato, della scuola, dell'associazione "Libera", delle realtà antiracket e antiusura e del movimento sindacale e imprenditoriale. A tutti va un sincero ringraziamento per il fondamentale ausilio prestato all'attività della Commissione. Un particolare ringraziamento, in considerazione della peculiarità del lavoro degli uffici da lui diretti, va al dottor Piero Luigi Vigna, Procuratore nazionale antimafia.
A tutti i componenti della Commissione e, in particolare, al senatore Ottaviano Del Turco, che l'ha presieduta fino al mese di aprile del 2000, va un sincero ringraziamento per lo spirito istituzionale con il quale hanno interpretato il proprio ruolo e quello della Commissione.

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