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1. Il fenomeno del traffico degli esseri umani.
Sul piano della osservazione criminologica, con l'espressione «traffico degli esseri umani» o «traffico delle persone» possiamo individuare un nuovo mercato criminale, consistente nel reclutamento, nell'illecito trasferimento - e nella successiva introduzione - prevalentemente per fini di lucro, di una o più persone, dal territorio di uno stato ad un altro ovvero all'interno dello stesso stato. Tale spostamento viene pianificato da organizzazioni criminali transnazionali che, a loro volta, si avvalgono di sodalizi criminali minori presenti nei vari paesi di transito e specializzati nella fornitura di determinati servizi illeciti. Al trasferimento da uno stato di origine a uno di destinazione possono seguire comportamenti finalizzati allo sfruttamento sessuale ed economico dei migranti, ottenuto attraverso l'utilizzo della violenza, del ricatto e dell'inganno (1).
Vittime di questo mercato criminale sono diverse migliaia di migranti tra i quali, piuttosto elevato, è il numero delle donne e dei bambini.
I trafficanti di persone, come detto, non si limitano soltanto a garantire lo spostamento delle persone da uno stato ad un altro. Sempre più frequentemente, il loro rapporto con la persona trasportata si protrae anche nel paese di destinazione.
Spogliata della sua dignità umana e privata della sua libertà di azione e di movimento, la persona trafficata è considerata una merce ed è sottoposta a forme di violenza, di ricatto e di inganno che, di fatto, finiscono con il ridurla in una vera e propria condizione di schiavitù.
Tra il trafficante e il trafficato, come dimostrano atti giudiziari ed investigativi svolti anche in Italia, si instaura un rapporto di asservimento
e di sfruttamento, determinato dal debito che il secondo ha accumulato nei confronti del primo per aver usufruito del trasporto illegale che lo ha portato dal suo paese di origine a quello di destinazione.
La distinzione tra un rapporto trafficante-migrante basato su una dimensione temporale determinata, ossia la durata del viaggio, ed un rapporto che tra i due soggetti prosegue anche nel paese di destinazione, è una discriminante che ha spinto gli investigatori a distinguere tra: smuggling of migrants, consistente nel favoreggiamento organizzato dell'immigrazione clandestina e trafficking in human beings, finalizzato allo sfruttamento successivo delle persone trafficate (c.d. tratta).
Una seconda discriminante, che ha indotto alla suddivisione del traffico degli esseri umani in due gradi tronconi è costituita dal ruolo che il migrante riveste nella relazione con i criminali che organizzano e gestiscono il traffico.
Nel caso del favoreggiamento dell'immigrazione clandestina l'attivazione della relazione parte dagli stessi individui oggetto dello sfruttamento (2) che, disponendo di un capitale proprio ovvero di persone disposte a fornirglielo, si rivolgono ai rappresentanti delle organizzazioni criminali, sapendo che questi ultimi sono in grado di garantire loro la possibilità di migrare.
Nel caso del trafficking, invece, le persone vengono reclutate direttamente dagli organizzatori e dai gestori del traffico, mediante l'utilizzo della violenza, del ricatto e dell'inganno, per rispondere ad una domanda di mercato esistente nei paesi di destinazione. Questa domanda di persone prive di qualsiasi potere contrattuale nei confronti dei loro «padroni», si riscontra principalmente in tre diversi tipi di mercato illecito: l'economia sommersa o «lavoro nero», la prostituzione, l'accattonaggio dei minori. Un altro mercato di cui si sospetta l'esistenza, ma del quale, in Italia, non si dispone ancora di riscontri giudiziari, è quello del traffico di organi umani.
Il filo che separa lo smuggling dal trafficking è molto sottile. Non esiste alcuna garanzia, infatti, che anche nei casi in cui le persone immigrate dispongano di un capitale proprio, esse siano immuni dalla possibilità di finire con il diventare oggetto di tratta. Come in tutti i mercati illeciti, anche nel traffico degli esseri umani vigono regole diverse rispetto a quelle esistenti nei mercati leciti e i rapporti di potere tra le parti contraenti, sia nello smuggling che nel trafficking, sono completamente gestiti dai trafficanti, che dispongono di una quantità di mezzi, informazioni e capitali in misura assolutamente impensabile per i migranti.
Tuttavia, le ragioni che hanno spinto e, ormai, consolidato la distinzione tra smuggling e trafficking sono molteplici e di carattere sia investigativo che politico.
Innanzitutto questa differenziazione tiene in considerazione la divisione delle competenze tra gli organismi nazionali e internazionali incaricati di contrastare questo nuovo mercato criminale. In secondo luogo, gli investigatori sono portati a distinguere le organizzazioni criminali che operano nel favoreggiamento dell'immigrazione clande
stina, da quelle attive nella tratta dei migranti. Infine, dal punto di
vista politico, le legislazioni vigenti all'interno degli stati sviluppati testimoniano come la lotta allo smuggling, in quanto più direttamente intrecciata con le politiche della sicurezza nazionale e internazionale, occupi una posizione preminente rispetto al trafficking.
Va peraltro rilevato che il traffico di esseri umani non esaurisce il più ampio fenomeno della nuova schiavitù, del quale pure costituisce una della principali manifestazioni, poiché questo ricomprende anche le realtà - oltremodo diffuse nel sud est asiatico, in Mauritania, Brasile, India, Pakistan ove l'esplosione demografica inonda i mercati del lavoro dell'era della globalizzazione di moltitudini di individui poveri e vulnerabili (3) - caratterizzate da forme di sfruttamento ed asservimento che, senza il vincolo di legami giuridico-formali, annullano la dignità della persona, ma senza trasferirla nel territorio di un altro Stato.
2. La storia dell'umanità, nel corso dei secoli, ha già conosciuto fenomeni riconducibili al traffico di esseri umani (4). Quello che attualmente colpisce e distingue il passato da quanto accaduto nell'ultimo decennio del '900, è costituito dallo sviluppo e dalla diffusione impressionanti che il traffico di esseri umani ha fatto registrare in tutto il mondo.
a ciascuno di approcciarsi alla loro lettura in forma critica dato che, non sempre, sono esplicitati i criteri di rilevazione e le fonti dalle quali provengono i dati forniti.
raggiunto una cifra compresa tra i 7 (stima dell'Organizzazione internazionale delle migrazioni) e i 13 miliardi di dollari l'anno (stima dell'Antislavery International di Londra) (11), facendo così registrare un incremento percentuale del 400% nella peggiore delle ipotesi.
Tab. 1
Seppur non proporzionalmente alla gravità del fenomeno, dalla seconda metà degli anni novanta, il traffico degli esseri umani ha assunto una progressiva rilevanza politica internazionale mai riscontrata negli anni precedenti. Le principali ragioni di questo mutamento vanno individuate rispettivamente:
I fattori che spingono migliaia di persone provenienti dai paesi più poveri e più instabili del pianeta, ad affrontare viaggi, a volte molto lunghi, estenuanti e pericolosi, investendo tutti i loro capitali, persino il proprio corpo e la propria forza fisica in mancanza di altro, sono di varia natura. Infatti, possono individuarsi:
comunicare la loro nuova e triste realtà di vita nel nuovo paese - di trovare concretamente la possibilità di svolgere un lavoro in grado di garantire rapidi ed ingenti guadagni;
Infine, tra i fattori di facilitazione, può essere inclusa anche l'assenza di una efficace normativa internazionale comune di contrasto all'immigrazione clandestina e alla tratta dei migranti, che consente ai sodalizi criminali di gestire questo traffico di carne umana con la certezza di realizzare ingenti profitti senza incorrere in sanzioni penali particolarmente pesanti.
ed hanno identificato come soggetti criminali particolarmente attivi in questo settore la mafia albanese, quella russa, turca, nigeriana e cinese.
4. Perché una relazione sul traffico degli esseri umani.
In seno alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari, il Comitato di
consolidati, in particolare quello della droga e delle armi e, infine, si sviluppino nuove opportunità criminali (25).
5. La presente relazione, che riassume quanto emerso nel corso dei lavori svolti dal Comitato nell'arco temporale gennaio-settembre 2000, unitamente a parti di attività svolte dall'allora terzo Comitato negli anni 1997-1999, si propone tre specifiche finalità.
Il Comitato di lavoro sulla criminalità organizzata internazionale ha provveduto immediatamente a stabilire un programma di audizioni che, cronologicamente, si sono svolte nel seguente ordine:
Dal 27 al 29 marzo 2000, una delegazione del Comitato, composta dal dottor Pierpaolo Romani e dal dottor Antonio Maruccia, consulenti della Commissione e dal Maresciallo della Guardia di Finanza, Ferdinando Antonio Bellisario, collaboratore della Commissione, si è recata in Puglia per visitare i Centri di permanenza temporanea «Regina Pacis» di Melendugno (Le) e «Lorizzonte» di Squinzano (Le) ed incontrare i dirigenti della Questura di Lecce (26).
Ancora oggi non si dispone di dati precisi ed univoci su questo mercato nero (5), a testimonianza di come sia ancora piuttosto deficitaria una organica conoscenza sia da parte degli stati che delle strutture nazionali e internazionali deputate ad occuparsi del contrasto alla criminalità organizzata e, nello specifico, al traffico degli esseri umani.
L'analisi del traffico delle persone, oltre che su dati forniti dagli apparati investigativi nazionali ed internazionali, si basa attualmente su una pluralità di stime, elaborate da diversi enti internazionali e da organizzazioni non governative. Queste stime presentano, in alcuni casi, valori molto diversi tra loro. Pertanto, se da un lato esse denotano un pregevole sforzo finalizzato alla riduzione dell'incertezza conoscitiva sulle dimensioni e le dinamiche del traffico, dall'altro impongono
Secondo l'International Center for Migration Policy Development di Vienna, sarebbero circa 400 mila le persone introdotte ogni anno illegalmente nel continente europeo. Su una popolazione di circa 370 milioni di abitanti, si stima che siano dai tre agli otto milioni gli immigrati clandestini che vivono nell'Unione Europea (6); in pratica, ogni tre immigrati entrati in Europa, uno ha utilizzato un canale clandestino (7).
La gravità del traffico degli esseri umani, è testimoniata altresì dalle cifre fornite da organizzazioni non governative, che stimano in uno-due milioni all'anno, il numero di donne oggetto di traffici finalizzati al loro successivo inserimento nel mercato della prostituzione coatta. In Europa occidentale sarebbero 500.000 le donne coinvolte nel traffico finalizzato allo sfruttamento sessuale e, nella sola Ucraina, un numero uguale a quello appena citato quantificherebbe le potenziali vittime di questo mercato criminale. In Giappone, sarebbero più di 100 mila le donne sfruttate per fini sessuali, in particolare Tailandesi e Filippine; sempre più elevato, inoltre, risulta il numero delle minorenni coinvolte (8).
L'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) stima in 120 milioni il numero di bambini di età compresa tra i 5 e i 14 anni costretti a forme di lavoro forzato e denuncia l'esistenza di sistemi di vendita e di commercio di minori, condotti da organizzazioni criminali con contatti internazionali.
In Asia, secondo l'Unicef, circa un milione di bambini è sfruttato nel mercato del sesso mentre, secondo il Center for the Protection of Children's rights, 800.000 sarebbero i minori utilizzati a tal fine in Thailandia (9).
Associando all'ingresso illegale, il successivo sfruttamento sessuale o del lavoro forzato dei migranti, si è giunti a stimare che il numero
I profitti criminali di questo traffico di carne umana, ammonterebbero ad una somma che, se nel 1991 - secondo le Nazioni Unite - era di 2,6 miliardi di dollari, alla fine degli anni novanta, ha
Per essere trasportati dalla Russia alla Germania, gli immigrati pagano somme stimate nell'ordine di sei, diciottomila dollari. Un immigrato cinese, per raggiungere gli Stati Uniti paga 30.000 dollari; dal nord Africa alla Spagna si pagano 3.000 dollari (12). I curdi che intendono raggiungere l'Italia pagano 6.000 marchi per gli adulti e 2.000 marchi per i bambini. Raggiungere la penisola italiana dall'Est europeo costa, invece, 1.000-2.000 marchi (13).
In ambito nazionale, una recente inchiesta della Procura della Repubblica di Trieste, denominata «Oriente 1» (14), ha stimato che tra il secondo semestre 1999 e i primi mesi del 2000, attraverso il confine italo-sloveno, alcuni importanti trafficanti cinesi e croati hanno favorito l'ingresso clandestino in Italia di almeno 5.000 immigrati orientali, realizzando un fatturato criminale pari a circa 130 miliardi di lire (15).
I capitali accumulati, dunque, vengono investiti dai trafficanti, da un lato per finanziare il traffico degli esseri umani e altri tipi di mercati illeciti, per corrompere burocrati, politici, diplomatici, membri delle forze dell'ordine, e altro personale addetto a svolgere funzioni di controllo, in primis, alle frontiere e, dall'altro, il denaro sporco viene riciclato all'interno dei circuiti economico-finanziari legali, avvalendosi di qualificati professionisti e delle più avanzate e moderne tecnologie.
Un caso clamoroso, in tal senso, è quello del croato Josip Loncaric, arrestato il 27 novembre 2000, latitante da due anni dopo essere stato condannato in contumacia a sei anni di reclusione per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina dagli inquirenti triestini.
Partito come tassista di clandestini lungo il confine italo-sloveno, ha costituito un'organizzazione composta di 200 persone, dedita al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina di persone che, negli anni, gli ha consentito di divenire uno dei più importanti trafficanti di persone immigrate provenienti dalla Cina, dalle Filippine, dal Bangladesh e dall'Europa dell'Est. I fatturati criminali, realizzati anche
a) nella maggiore centralità assunta dalle politiche migratorie nelle agende politiche dei governi occidentali in conseguenza dell'aumento dei flussi migratori provenienti, in particolar modo, dall'Europa dell'Est, dall'Africa, dall'America Latina, dal Medio ed Estremo Oriente e dall'Asia;
b) dall'intreccio progressivamente creatosi tra la questione migratoria e quella della sicurezza nazionale e internazionale, in conseguenza del carattere prevalentemente illegale dei flussi migratori e del coinvolgimento nella loro gestione della criminalità organizzata transnazionale;
c) dall'aumentata attenzione investigativa e giudiziaria, nazionale ed internazionale, nei confronti della tratta delle donne per fini di sfruttamento sessuale;
d) dalla particolare attenzione riservata dai mass media ai fenomeni degli sbarchi di immigrati clandestini e della tratta delle donne per fini di sfruttamento sessuale.
a) fattori di espulsione, che inducono le persone a fuggire dal proprio paese per ragioni di ordine economico, politico, ambientale e sanitario.
Tra questi fattori, ad esempio, rientrano lo squilibrio sempre più evidente nella distribuzione delle ricchezze e delle opportunità che caratterizza la globalizzazione economica, la caduta dei regimi comunisti dell'Europa dell'Est e il conseguente disagio socio-politico-economico che ne è seguito, le guerre, le persecuzioni per motivi politici, religiosi e di razza, i disastri ambientali, lo sviluppo di malattie endemiche;
b) fattori di attrazione verso i paesi di destinazione, tra i quali si possono includere la consapevolezza dell'esistenza di una domanda di lavoro dequalificato e sommerso nei paesi sviluppati, il desiderio di ricongiungersi con i propri familiari che già risiedono stabilmente nella nuova nazione e, infine, l'errata convinzione - alimentata prevalentemente dalle false informazioni veicolate dalle organizzazioni criminali, ma anche dai mass media e da altri immigrati che non vogliono
c) fattori di facilitazione dell'immigrazione clandestina, tra i quali rientra principalmente la consapevolezza di poter migrare avvalendosi di organizzazioni criminali che, grazie all'opera di corruzione svolta a livello politico e diplomatico, in particolare nei paesi di origine e di transito dei flussi migratori, sono in grado di assicurarsi l'assenza ovvero la scarsa efficienza dei controlli alle frontiere.
A fronte di una sempre più elevata domanda di emigrazione, motivata anche da un notevole aumento demografico nei paesi di origine, i paesi di destinazione (17), Europa Occidentale, America Settentrionale e Canada, hanno progressivamente ridotto l'offerta legale di ingressi nei loro territori. Il restringimento delle vie legali di entrata nei paesi sviluppati, iniziato a partire dalla seconda metà degli anni settanta, unitamente a quanto precedentemente riferito, hanno posto le basi per la nascita di questo nuovo e florido mercato criminale, il traffico degli esseri umani, organizzato e strutturato come una vera e propria industria dell'ingresso clandestino (18).
L'incontro tra la domanda di trasporto assistito degli aspiranti migranti e l'offerta di specifici servizi illegali (trasporto, documentazione falsa, alloggi, ecc.), da parte di organizzazioni criminali, ha rapidamente trasformato un mercato degli ingressi illegali organizzato su basi artigianali, in un mercato criminal-imprenditoriale gestito su basi internazionali.
L'effetto di questo cambiamento si è constatato quando, ai tassisti o ai pescatori di confine, che utilizzavano saltuariamente i loro mezzi di trasporto per favorire l'introduzione illegale di singoli o piccoli gruppi di immigrati, sono subentrate organizzazioni criminali specializzate, ramificate a livello internazionale e strutturate secondo il modello delle organizzazioni a delinquere di tipo mafioso.
Alcuni investigatori italiani, hanno coniato il termine di altre mafie (19), per descrivere queste organizzazioni criminali transnazionali
Il termine «transnazionali», riferito alle organizzazioni criminali che gestiscono anche i flussi migratori illegali e sfruttano i migranti per fini di lucro, è utilizzato per descrivere la capacità di questi sodalizi, composti di persone di diversa nazionalità, di operare contemporaneamente in più paesi e in più mercati illeciti.
Infatti, avvalendosi dei mezzi, delle strutture e del know how criminale impiegato in altri traffici non leciti, in particolare quelli della droga, delle armi, del contrabbando di tabacchi e lavorati esteri, e corrompendo persone deputate al controllo dei confini e al contrasto dell'immigrazione clandestina, le organizzazioni criminali transnazionali si sono inserite nel traffico delle persone per realizzare, come si è visto, rapidi ed ingenti profitti derivanti, sia dall'elevato numero dei «clienti», sia dai costi economici e penali nettamente inferiori rispetto a quelli previsti per le più note e tradizionali attività criminali poc'anzi ricordate.
Il traffico degli esseri umani, quindi, è un grande business economico criminale, nel quale operano prevalentemente organizzazioni criminali specializzate, caratterizzate da ramificazioni e rapporti internazionali, che non si limitano al mondo criminale, ma che si estendono anche ai settori corrotti della politica, della burocrazia, della diplomazia e delle forze dell'ordine, in particolare nei paesi di origine e di transito dei flussi migratori.
Il traffico degli esseri umani, inoltre, costituisce non solo un grave problema di ordine criminale internazionale, ma altresì una delle forme più evidenti e drammatiche di violazione dei diritti umani.
Nelle aule giudiziarie italiane, infatti, i giudici hanno condannato alcuni trafficanti di persone, applicando gli articoli del codice penale riguardanti la riduzione in schiavitù (20) che, seppur legislativamente abolita e penalmente sanzionata in tutto il mondo, ha dimostrato non solo di non essere mai scomparsa, ma di essersi estesa anche all'Europa, in forme e modalità nuove (21), che mirano a garantire ai trafficanti ingenti profitti attraverso lo sfruttamento economico degli immigrati clandestini.
Innanzitutto, come descritto in precedenza, in questo nuovo mercato criminale operano organizzazioni a delinquere di tipo mafioso, fortemente collegate tra loro a livello transnazionale. Questi sodalizi criminali, proprio sulla base dello sfruttamento di migranti clandestini, sono penetrati anche nel nostro territorio nazionale, occupando spazi che le organizzazioni autoctone hanno lasciato liberi ovvero non controllano più come un tempo, a causa sia della incisiva attività di contrasto svolta dagli apparati investigativi e giudiziari italiani (23), sia dall'incapacità, dimostrata in particolare dall'elevata conflittualità esistente, di sostituire i capi arrestati con nuovi leader.
Un rischio ulteriore e successivo alla penetrazione criminale straniera nel nostro paese è quello di un suo radicamento, come dimostrano una serie di variabili riscontrate in diversi processi celebrati in Italia, tra le quali si possono elencare: l'aumento del numero degli scontri tra bande criminali straniere per il controllo del territorio su cui esercitare lo spaccio di sostanze stupefacenti e la prostituzione, il passaggio da uno stato di sottommissone ad uno di collaborazione con la criminalità organizzata italiana, la committenza di specifici servizi illeciti ad organizzazioni criminali autoctone minori e, infine, l'infiltrazione nel tessuto economico (24) mediante l'acquisto di attività commerciali con denaro riciclato.
Il Comitato ha tenuto in particolare considerazione anche quanto emerso nel corso di due convegni organizzati dalla Commissione, quali: «La lotta alle mafie nel territorio. Legalità e sicurezza nelle grandi aree metropolitane e nelle altre zone a rischio», organizzato a Napoli, il 26 e 27 novembre 1998, in collaborazione con il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri e nel convegno: «Le nuove mafie in Italia. Presenza e ruolo della criminalità internazionale nel territorio e nell'economia», svolto il 18 e 19 marzo 1999, a Milano, organizzato in collaborazione con la Polizia di Stato.
Nel corso di questi due importanti momenti di analisi e di confronto si è da più parti evidenziato come sia concreto il pericolo che, attraverso il traffico degli esseri umani, non solo si continuino a sfruttare con modalità schiavistiche migliaia di persone, ma vi siano concrete possibilità di creare nuovi rapporti tra organizzazioni criminali di diverse nazionalità, si espandano i traffici illeciti più
La prima è quella di contribuire a fornire una conoscenza corretta del «traffico degli esseri umani», presentando un'analisi degli attori coinvolti e delle strategie criminali utilizzate per organizzare e gestire questo mercato criminale.
La seconda è quella di fornire una panoramica della normativa nazionale e internazionale di contrasto esistente, ponendo particolare attenzione all'azione sin qui svolta dagli apparati investigativi e giudiziari italiani.
La terza, infine, è quella di sottoporre all'attenzione della Commissione e del Parlamento alcune indicazioni legislative e operative ritenute necessarie per rendere più efficiente ed efficace l'azione investigativa e giudiziaria nella lotta contro il traffico di esseri umani.
il 19 gennaio 2000, audizione del dottor Nicola Simone, capo della missione interforze della Polizia italiana in Albania e del professor Giuseppe di Gennaro, consulente del Ministro della giustizia per l'assistenza all'Albania;
il 24 febbraio 2000, audizione del dottor Cataldo Motta, sostituto procuratore della Repubblica della Direzione distrettuale antimafia di Lecce;
il 16 marzo 2000, audizione del dottor Nicola Maria Pace, procuratore della Repubblica della Direzione distrettuale antimafia di Trieste, del dottor Federico Frezza, sostituto procuratore della Repubblica di Trieste e dell'ispettore della Polizia di Stato, Paolo Cannataro;
il 27 settembre 2000, audizione della dottoressa Maria Grazia Giammarinaro, capo dell'Ufficio legislativo del Ministero delle pari opportunità.
Durante i sopralluoghi previsti dalla missione, la delegazione del Comitato ha incontrato monsignor Cesare Lo Deserto, direttore del centro «Regina Pacis», il dottor Vinicio Russo e il dottor Francesco Spedicato, responsabili del centro «Lorizzonte», il dottor Rocco Gerardi questore vicario di Lecce, il dottor Michele Gambino, responsabile delle investigazioni in materia di criminalità organizzata, il dottor Emilio Pellerano, responsabile dell'Ufficio stranieri.
Durante il sopralluogo nei centri di permanenza temporanea, la delegazione ha avuto modo di visitare fisicamente gli ambienti e di incontrare alcuni immigrati stranieri rintracciati dalle forze dell'ordine subito dopo gli sbarchi sulle coste pugliesi ovvero nel corso di specifici controlli svolti anche in altre parti del territorio nazionale.
In particolare, nel centro «Regina Pacis», la delegazione ha ascoltato la testimonianza di don Cesare Lo Deserto e quella di cinque giovani ragazze, una ucraina e quattro moldave, portate in Italia mediante l'inganno, la violenza ed il ricatto e costrette all'esercizio coatto della prostituzione da parte di clan albanesi.
Monsignor Lo Deserto, uomo e prete coraggioso e determinato, sottoposto proprio in quei giorni a servizio di scorta, ha provveduto ad illustrare il progetto «Ali Nuove» e a fornire utili informazioni circa le modalità, i costi e le rotte attraverso le quali le giovani donne da sfruttare nel mercato della prostituzione da strada, vengono portate in Italia. Alcune di queste, provenienti dall'Europa Orientale e presenti al centro dopo aver denunciato all'Autorità giudiziaria italiana i loro sfruttatori, hanno raccontato la loro esperienza di persone trafficate per fini di sfruttamento sessuale, illustrando le ragioni che le hanno spinte a lasciare il loro paese, prima fra tutte la povertà, i viaggi compiuti per giungere nella nostra penisola e, infine, alcuni dei trattamenti loro riservati durante il tragitto e a destinazione.
Nel centro «Lorizzonte» di Squinzano, la delegazione ha potuto visitare anche l'incluso centro per minori stranieri «Don Milani». Durante i colloqui intrattenuti, gli operatori di queste strutture di permanenza temporanea hanno evidenziato in particolare le problematiche relative all'assistenza dei minori stranieri non accompagnati e la necessità di procedere rapidamente ad una riforma legislativa che riduca i tempi di esame della richiesta di asilo politico avanzata da alcuni immigrati, anche per avere la certezza di non ospitare nei centri, per trenta giorni, persone che in realtà sono membri delle organizzazioni dei trafficanti.
L'incontro con i dirigenti della Questura di Lecce ha sortito effetti positivi. Informazioni e dati utili alla comprensione delle dinamiche che regolano l'entrata di immigrati clandestini dalle coste pugliesi sono state acquisite sia durante i colloqui intercorsi in loco sia nel corso dell'esame del materiale documentale successivamente inviato alla Commissione (27).
Unitamente allo svolgimento di specifiche audizioni e al compimento dei sopralluoghi sopra citati, il Comitato di lavoro sulla criminalità organizzata internazionale, ha provveduto a curare la raccolta di una mole notevole di materiale documentale, soprattutto di natura giudiziaria ed investigativa. Sono stati consultati, inoltre, atti di convegni inerenti l'immigrazione, il traffico delle persone e la criminalità transnazionale, indagini parlamentari conoscitive, pubblicazioni ufficiali, italiane e straniere, letteratura scientifica e divulgativa, specifiche rassegne stampa (28).
(1) Cfr. United Nations, General Assembly, Crime Prevention and Criminal Justice, Report of the Ad Hoc Committee on Elaboration of a Convention against Transnational Organized Crime on the work of its first to eleventh session, Annex II, Protocol to Prevent, Suppress and Punish Trafficking in Persons, Especially Women and Children, supplementing the United Nation Convention against Transnational Organized Crime, che all'articolo 3 definisce: «Trafficking in Persons shall mean the recruitement, transportation, transfer, harbouring or receipt of persons, by means of the threat or use of force or other forms of coercion, of abduction, of fraud, of deception, of the abuse of power or of position of vulnerability or of the giving or receiving of payments or benefits to achieve the consent of a person having control over another person, for the purpose of exploitation. Exploitation shall include, at minimum, the exploitation, of prostitution, of others or other form of sexsual explioitation, forced labour or services, slavery or practices similar to slavery, servitude or the removal of organs».
(2) G. Di Gennaro, Il traffico degli esseri umani. Misure di contrasto: il caso Albania, relazione tenuta al convegno internazionale Il traffico degli esseri umani e il ruolo della criminalità organizzata, Napoli, 27-29 maggio 1999, pg. 4.
(3) Cfr. K. Bales, I nuovi schiavi. La merce umana nell'economia globale, Feltrinelli, Milano, 1999.
(4) Cfr. Dipartimento per gli affari sociali - Presidenza del Consiglio dei Ministri, Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati, L'Italia nel sistema internazionale del traffico di persone, Roma, 2000, nota n. 25, pg. 65, in cui si ricordano, in particolare, fenomeni verificatesi a cavallo tra il XIX e XX secolo, come ad esempio la «tratta delle bianche» e la sistematica messa a disposizione di «comfort women» per le truppe stanziate all'estero - e in Asia in particolare - durante e dopo la seconda guerra mondiale; B. Ghosh, La migrazione illegale e il traffico di persone come importante sfida politica nel ventunesimo secolo, trascrizione della relazione tenuta al convegno internazionale Il traffico degli esseri umani e il ruolo della criminalità organizzata, Napoli, 27-29 maggio 1999, pg. 1. La relazione ricorda lo sviluppo del traffico di esseri umani, definito dummy running, tra Cuba e gli Stati Uniti d'America nel secondo decennio del XX secolo.
(5) Cfr. N. M. Pace, I flussi migratori illegali: disciplina penalistica della materia e tecnica delle indagini, anche nella loro dimensione sovranazionale, relazione tenuta al Primo corso di formazione «Falcone e Borsellino», Frascati, 26-30 aprile 1999, pg. 3 (Doc. n. 1830).
(6) E. Marotta, Le attività di Europol, trascrizione della relazione tenuta al convegno Verso la Convenzione Onu. Le nuove frontiere della criminalità organizzata, Torino, 23 aprile 1999, p. 2.
(7) B. Ghosh, cit., pg. 2. Ghosh ricorda, inoltre, come un gruppo di lavoro governativo misto negli Stati Uniti abbia calcolato che ogni anno 100 mila stranieri clandestini sono trasportati dai trafficanti dall'America Centrale a quella Settentrionale.
(8) Cfr. A. Bradanini, Il traffico degli esseri umani nella prospettiva delle Nazioni Unite, relazione tenuta al convegno internazionale Il traffico degli esseri umani e il ruolo della criminalità organizzata, Napoli, 27-29 maggio 1999, pg. 3-4.
(9) Cfr. Dati riportati in: G. Melillo, Tutela della libertà personale: le nuove forme di schivitù. I profili criminologici e gli strumenti di intervento repressivo del traffico di esseri umani, relazione tenuta all'incontro di studio del Consiglio Superiore della Magistratura: La tutela penale della persona, Frascati, 10-12 febbraio 2000, pg. 3-4.
(10) La prima cifra è fornita da K. Bales, I nuovi schiavi, cit.; la seconda è fornita da P. Arlacchi, Schiavi. Il nuovo traffico di esseri umani, Rizzoli, Milano, 1999.
(11) Cfr. A. Bradanini, K. Bales, cit.; Caritas di Roma, Immigrazione. Dossier statistico 1999, Anterem, Roma, 1999.
(12) Cfr. A. Bradanini, cit., pg. 2.
(13) Cfr. A. Pansa, trascrizione della relazione tenuta al convegno Il traffico degli esseri umani e il ruolo della criminalità organizzata, cit., pg. 5.; Direzione investigativa antimafia, Relazione sull'attività svolta e sui risultati conseguiti. Primo semestre 1995, Roma, 1995, pg. 39, 126.
(14) Direzione distrettuale antimafia presso il Tribunale di Trieste, Richiesta per l'applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di LONCARIC Josip + 53 (Doc. 2038.2).
(15) Cfr. Direzione distrettuale antimafia presso il Tribunale di Trieste, Contrasto della criminalità transfrontaliera, Trieste, 19 luglio 2000 (Doc. n. 2038.1).
(16) Cfr. Resoconto stenografico dell'audizione svolta il 16 marzo 2000 al Comitato di lavoro sulla criminalità organizzata internazionale dal dottor Nicola Maria Pace, Procuratore della Repubblica di Trieste, del dottor Federico Frezza, sostituto procuratore presso al Direzione distrettuale antimafia di Trieste e dell'ispettore della Polizia di Stato Paolo Cannataro, pg. 18.
(17) In relazione alle prospettive dei futuri movimenti demografici mondiali, si veda: United Nations, Replaclement migration, Usa, 2000 (scaricato dal sito internet:
(18) Cfr. Dipartimento per gli affari sociali - Presidenza del Consiglio dei Ministri, Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati, cit., pg. 5.
(19) Cfr. A. Pansa, Le altre mafie, (Doc. 192).
(20) Il codice penale italiano sanziona le fattispecie di reato relative alla riduzione in schiavitù agli articoli 600 (Riduzione in schiavitù), 601 (Tratta e commercio di schiavi), 602 (Alienazione e acquisto di schiavi).
Cfr. Direzione nazionale antimafia, Risposte delle Procure della Repubblica alla circolare PNA n. 8516/G/99, in data 5/6/98 e Risposte delle Procure della Repubblica alla circolare PNA n. 11147/G/99, in data 8/7/99. In base ai dati forniti dalla Direzione nazionale antimafia, nel periodo compreso tra il 1o gennaio 1997 e il 1o giugno 1998, sono stati cinque i provvedimenti per i quali si è proceduto per il delitto di riduzione in schiavitù. Le procure interessate sono state quelle di Alessandria, Brindisi, Firenze, Torino. In riferimento alla stessa fattispecie di reato e per l'arco temporale 1o gennaio 1998 - 30 giugno 1999, sono stati avviati procedimenti nei Tribunali di: Alba (Cuneo) e Camerino (Macerata).
(21) Cfr. P. Arlacchi, cit.; S. Calvani - M. Melis, Gli schiavi parlano e i padroni confermano, Piero Manni, Lecce, 1999; K. Bales, cit..
(22) Il Comitato, coordinato dalla senatrice Tana de Zulueta, è composto inoltre dai deputati Alberto Acierno, Mario Borghezio, Mario Brunetti, Carmelo Carrara, Alfredo Mantovano, Antonio Martusciello, Elio Veltri e dai senatori Melchiorre Cirami, Lorenzo Diana, Bruno Erroi, Luigi Lombardi Satriani, Vincenzo Mungari.
(23) Cfr. Resoconto stenografico dell'audizione svolta il 24 febbraio 2000 al Comitato di lavoro sulla criminalità organizzata internazionale, dal dottor Cataldo Motta, sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, pg. 5.
(24) Cfr. Resoconto stenografico dell'audizione svolta il 19 settembre 2000 al plenum della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari, dal dottor Piero Luigi Vigna, Procuratore nazionale antimafia, pg. 10.
(25) Cfr. Senato della Repubblica - Camera dei deputati, La lotta alle mafie nel territorio. Legalità e sicurezza nelle grandi aree metropolitane e nelle altre zone a rischio, Atti del convegno svoltosi a Napoli il 26 e 27 novembre 1998, Tipografia del Senato, Roma, 1999; Senato della Repubblica - Camera dei deputati, Le nuove mafie in Italia. Presenza e ruolo della criminalità internazionale nel territorio e nell'economia, Atti del convegno svoltosi a Milano il 18 e 19 marzo 1999, Tipografia del Senato, Roma, 1999.
(26) Cfr. Dr. P. Romani - M.llo F. A. Bellisario, Relazione sulla missione svolta a Lecce, Melendugno (Le) e Squinzano (Le), Roma, 30 marzo 2000, (Doc. 1851.0).
(27) Cfr. Questura di Lecce, L'immigrazione clandestina, (Doc. 1851.2).
(28) Indice bibliografico dei documenti utili per la redazione della relazione sul traffico degli esseri umani, (Doc. 1998).

