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Doc. XXIII n. 34


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7. Conclusioni.

Dalla complessa situazione descritta, che inerisce a una regione la quale mostra un preoccupante ritardo rispetto al panorama nazionale - che di per sé non è roseo rispetto allo standard europeo - l'indagine della Commissione trae essenzialmente tre dati fondamentali.
Il primo è che le strutture amministrative nella regione - fatte salve alcune apprezzabili eccezioni, che offrono esempi di professionalità e dinamismo - si mostra sostanzialmente inerte e scarsamente incline a far propria la filosofia delle nuove disposizioni relative alla gestione del ciclo. Ciò è dovuto sia a una cultura amministrativa tanto gelosa delle sue competenze quanto poco capace di metterle realmente al servizio dei cittadini, sia a impulsi politici deboli e contraddittori.
In questo contesto sarebbe troppo facile lamentare l'insufficiente sensibilità civica verso i vari aspetti del problema-rifiuti (la sicurezza delle discariche, la raccolta differenziata, eccetera). È del tutto evidente, infatti, che un senso civico e una cultura popolare permeata della consapevolezza dell'importanza di tali tematiche fanno parte di un circuito virtuoso che spetta innanzitutto alle amministrazioni innescare e alimentare con politiche locali sagge e coerenti. E tali non possono definirsi quelle basate su un eccessivo ricorso a provvedimenti autorizzativi di discariche emanati ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 22 del 1997. È troppo pr esto per dare un giudizio sulla natura e sull'efficacia dei provvedimenti commissariali, ma è evidente che se la gestione del commissario delegato non si eleverà dal costume amministrativo locale, neanche lo strumento del commissariamento porterà risultati soddisfacenti a tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente.
Il secondo dato è che - nonostante tutto - in Sicilia non vi è molto di irrecuperabile o irreversibile. Il ritardato sviluppo industriale


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rispetto ad altre aree del Paese, la presenza di imprese industriali relativamente meno densa, la vocazione ancora considerevolmente agricola dell'economia nelle zone rurali sono tutti elementi che hanno determinato un livello d'inquinamento da rifiuti complessivamente meno grave di altre aree del meridione d'Italia. Da questa premessa può pertanto partire un'opera di accelerazione del processo di adeguamento ai canoni europei sia per quanto riguarda il contenimento della produzione dei rifiuti, sia per quanto riguarda il loro corretto trattamento e la valorizzazione delle professionalità e sensibilità che in Sicilia pure esistono.
Il terzo dato è quello relativo alla piaga mafiosa. Come altri settori, anche quello dei rifiuti merita la massima attenzione da parte della magistratura e delle forze preposte all'ordine e alla sicurezza pubblica. Mentre alcune realtà giudiziarie e prefettizie sembrano pienamente consapevoli del livello del tema, altre invece non sembrano aver ancora colto la pericolosità specifica dell'infiltrazione mafiosa nel ciclo dei rifiuti. Esso - in ipotesi - non può essere temporaneamente arrestato per consentire l'ingresso di soggetti affidabili sul mercato. La società produce rifiuti a ritmo continuo e questi debbono essere raccolti, trattati e smaltiti quotidianamente. Occorre evitare che si giunga al punto in cui le imprese legate alla mafia diventano insostituibili.

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