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I Presidenti della Camera dal 1848 al 1943
Il Presidente Giuseppe Colombo


Giuseppe Colombo
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GIUSEPPE COLOMBO è nato a Milano il 18 dicembre 1836 ed è morto a Milano il 16 gennaio 1921.

Si iscrive alla facoltà filosofica-matematica di Pavia e si laurea in matematica nel 1857, rivelando una tale inclinazione agli studi scientifici da essere chiamato a svolgere funzioni di assistente ancor prima di terminare il corso universitario. Insegna materie tecniche sperimentando nuove didattiche a Milano presso la «Società d'incoraggiamento d'arti e mestieri». Volontario garibaldino nel 1859 è nella Guardia Nazionale mobilitata della Valtellina nel 1866. Titolare nel 1864 di meccanica applicata alle industrie, nel 1865 diviene ordinario di meccanica industriale all'Istituto Tecnico Superiore di Milano e pratica, negli stessi anni, la professione d'ingegnere civile, tenendo al Politecnico milanese numerosi corsi. Nel 1877 pubblica a Milano, presso Hoepli, il Manuale dell'ingegnere, un'opera destinata a procurargli fama duratura. Inserito nelle vicende dell'imprenditoria lombarda, consiglia il neolaureato Giovanni Battista Pirelli a recarsi all'estero per studiare l'industria della gomma. E' uno dei pionieri dell'industria elettrica italiana; amministratore delegato della società Edison, ne diviene poi presidente nel 1896. Tra il 1881 ed il 1889 è consigliere comunale a Milano; nel 1885 fa parte della Commissione per il nuovo Piano Regolatore ed in molte occasioni, con la propria competenza, trova soluzioni tecniche ai problemi posti dalla rapida crescita della città. Eletto deputato del collegio di Milano nel 1886, esordisce in Parlamento denunciando l'inadeguatezza dell'insegnamento tecnico e segnalandosi come esperto di questioni finanziarie, criticando la politica fiscale dei governi della Sinistra. Nel febbraio del 1891 diventa ministro delle Finanze nel gabinetto di Rudině e si dimette dall'incarico nel maggio del 1892, rifiutandosi di imporre nuovi tributi per il finanziamento delle spese militari.

Deciso oppositore della politica di Crispi - di cui contesta in politica interna il sistema fiscale ed in politica

Giuseppe Colombo
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estera l'espansionismo africano - è eletto il 15 novembre 1899 presidente della Camera (con soli 198 voti contro i 179 di Biancheri), trovandosi subito a dover affrontare l'ostruzionismo dell' «estrema» per le leggi eccezionali riproposte da Pelloux. Rieletto il 2 aprile 1900 alla presidenza parlamentare e sciolta l'Assemblea per il riacutizzarsi dell'ostruzionismo, viene, nelle elezioni del 3 giugno, sconfitto nel proprio collegio dal candidato socialista. Nominato senatore l'l1 novembre 1900 è membro della Commissione delle Finanze di Palazzo Madama, continuando ad occuparsi di problemi di bilancio. Nel 1897 è nominato direttore del Politecnico e presidente del Consorzio degli istituti superiori di Milano.

Negli ultimi anni di vita partecipa meno intensamente ai lavori del Senato, ma si dedica alla fondazione di un comitato che promuove lo sviluppo e l'incremento dell'industria italiana.